lunedì 3 novembre 2014

3 novembre 1918 - il "ricongiungimento di Trieste all'Italia" come non l'avete mai visto...

Internet, ed i nuovi mezzi di circolazione delle informazioni, hanno degli effetti rivoluzionari.
Facilitano tra l'altro la diffusione di documenti e testimonianze che, fino ad oggi, erano nascoste in archivi o riservate ad una cerchia ristretta di addetti ai lavori.
Tra l'altro, è venuta alla luce questa interessantissima immagine:



E' una foto aerea di piazza Grande e del Molo San Carlo (che di lì a poco sarebbero diventati, rispettivamente, piazza Unità e Molo Audace), scattata il 3 novembre 1918, poco dopo l'attracco della torpediniera "Audace" (da allora nota a Trieste anche come "maledetta barca").

Una certa agiografia propagandistica e la sapiente diffusione di determinate foto ha contribuito a creare il mito che ad accoglierla ci fossero decine di migliaia di triestini, in un tripudio di tricolori... diffondendo ad esempio immagini di questo tipo:

Dietro alla prima fila di manifestanti, quanti sono i triestini entusiasti che festeggiano il cosiddetto "ricongiungimento" alla madrepatria? Decine di migliaia (come afferma la propaganda), migliaia, centinaia, o decine? Da questa foto non possiamo certo saperlo...

La foro aerea ci avvicina un po' alla realtà: considerato che in quell'occasione sbarcarono 200 carabinieri, la "folla festante" può assommare, complessivamente, a meno di 2000 persone...

Alcuni dati storici assortiti:


  • L'Audace fu la prima nave italiana ad attraccare a Trieste (precisamente, alle ore 16:10), ma faceva parte di una piccola formaziona navale, costituita dai cacciatorpediniere La Masa, Missori e Fabrizi, e dalle torpediniere Climene e Procione
  • Sbarcarono 200 carabinieri ed il generale Carlo Petitti di Roreto (che era a bordo dell’Audace), che proclamò l’annessione della città all’Italia.
  • Si dice che l'ancora che orna il Faro della Vittoria sia della torpediniera Audace. Non è vero: si tratta dell'ancora della R.N. Berenice.
    L'Audace fu affondato nel 1944 al largo dell'isola di Pago, ma il suo relitto fu individuato appena nel 1999. 

martedì 28 ottobre 2014

motivi per cui trieste deve essere grata all'Italia - 6 - la qualità della prevenzione sanitaria



In rete troviamo questo grafico che - chissà perché - non ci sorprende.
Nell'ambito dei paesi OCSE, l'Italia è il fanalino di coda per quanto riguarda la spesa sanitaria dedicata alla PREVENZIONE.
Ed a distaccarci dagli altri paesi non sono poche frazioni di punto, eh! Siamo allo 0,5% , mentre la media OCSE si attesa attorno al 2,5% - 3% ...
L'ennesima prova che l'Italia non si cura della salute dei propri cittadini.
Ma non solo: la fonte di questi dati è incontrovertibile, in quanto arrivano dall'OCSE stessa.
Però, secondo fonte italiana (AGENAS - Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali ), il dato non sarebbe del 0,5% ma addirittura il 4,2% !!!!
(Dovendo scegliere tra OCSE e AGENAS, in termini di affidabilità del'informazione, voi chi scegliete? Io non ho dubbi...)
Quindi, abbiamo anche la prova che l'Italia continua a prendere in giro i propri cittadini, propalando informazioni false ed infondate.

Grazie, Italia!

venerdì 19 settembre 2014

Trieste: il comune inesistente...

Vi offro oggi una breve carrellata nella storia amministrativa del comune di Trieste nell'amministrazione italiana...

Questa storia la troviamo efficacemente ricostruita alla pagina http://www.elesh.it/storiacomuni/storia_comune.asp?istat=032006 ma per comodità ve la riassumo qui:

*********************************************************************
Comune ISTAT "032006 Trieste (Trieste)" - Codice Catastale "L424"  
*********************************************************************
05/01/1921
Annessione LEGGE N. 1778 del 19/12/1920 032006 Trieste (Venezia Giulia)

08/02/1923
Cambio Provincia R.D. N. 53 del 18/01/1923 801 (Venezia-Giulia) >> 032 (Trieste)

16/09/1947
Cede territorio D.L. N. 1430 del 28/11/1947 032006 Trieste (Trieste) =>  STATO ESTERO
: : : IL COMUNE E' ATTUALMENTE ESISTENTE : : :


Ovvero:

  • il 5 gennaio 1921 il Comune di Trieste viene annesso al Regno d'Italia, in base alla Legge n. 1778 19/12/1920
  • l'8 febbraio 1923 viene cambiata la provincia di appartenenza in base al Regio Decreto n. 53 del 18/01/1923
    (nota: si tratta della storica spartizione della cosiddetta "Venezia Giulia" tra le nuove province di Trieste, Gorizia ed Udine)
  • il 16 settembre 1947 viene ceduto ad uno Stato Estero (il Territorio Libero di Trieste) in base al D.L. n. 1430 del 28/11/1947
Dopodiché più nulla... ma il Comune, miracolosamente, è dato come "esistente" in Italia.
La domanda è ovvia, ed altrettanto ovviamente non ha una risposta sensata:

com'è possibile che un comune, ceduto ad uno stato estero il 16 settembre 1947, è oggi miracolosamente riapparso tra i comuni "esistenti" in Italia, senza chenessun atto lo certifichi e documenti?
 A chi dobbiamo questo miracolo? A San Gennaro?

La stessa cosa, potete ad esempio verificarla per il Comune di Monrupino: http://www.elesh.it/storiacomuni/storia_comune.asp?istat=032002
Quindi, non si è trattato di un miracolo isolato...

Peraltro, forse una sua logica perversa tutto questo ce l'ha: abbiamo già visto che la Provincia di trieste in realtà non esiste. A questo punto, è logico che una Provincia fantasma sia costituita da comuni fantasma...

giovedì 4 settembre 2014

Targhe automobilistiche internazionali




Elenco delle targhe automobilistiche internazionali: tra le altre, A (Austria), H (Ungheria), I (Italia), P (Portogallo). E ovviamente anche TS (Trieste).

lunedì 25 agosto 2014

Trieste italiana? Un'esagerazione...


A definire le rivendicazione italiane su Trieste "un'esagerazione" fu l'on. Sidney Sonnino (futuro ministro del regno), che il 20 maggio 1881, sulla "Rassegna settimanale" scriveva:
"Bisogna che sia meta suprema della diplomazia italiana quella di togliere ogni sospetto, anche il più giustificato, che la nostra politica possa in qualche modo riuscire di detrimento a quelle potenze sulla cui amicizia dobbiamo contare; sopra tutto bisogna mettere risolutamente da parte la questione dell'"Italia Irredenta". 
Il possesso di Trieste nelle presenti condizioni dell'Impero è di somma importanza per l'Austria-Ungheria: questa lotterebbe a tutta oltranza prima di rinunciare a quel porto. 
Inoltre Trieste è il porto più conveniente al commercio dell'intera regione tedesca, la sua popolazione è mista come tutte le popolazioni di confine; la rivendicazione di Trieste come di un diritto sarebbe un'esagerazione del principio di nazionalità, senza poi rappresentare nessun interesse reale per la nostra difesa”.

mercoledì 2 luglio 2014

2 luglio> 100 anni fa, a Trieste...

Trieste, 2 luglio 1914 - i funerali di Francesco Ferdinando d`Asburgo e della consorte Sofia


Cento anni fa, il 2 luglio 1914, la salma di Francesco Ferdinando d'Asburgo e della consorte assassinati a Sarajevo, arrivarono a Trieste.
E' pigra abitudine ripetere che da questo scaturì l' "inutile strage" della Prima Guerra Mondiale.
Non fu così.
A parte l' ovvietà che con un semplice attentato non si può produrre una guerra che sconvolge tutto il mondo, gli studi di eminenti storici hanno individuato nella frantumazione dell' Impero Ottomano una delle cause più importanti che portò a due guerre balcaniche prima e al conflitto tra Serbia e Impero Austro-Ungarico poi.
La scintilla che destabilizzò equilibri mondiali è stata individuata nella "guerra di Libia" con cui l' Italia nel 1911 attaccò la Turchia, cui la Libia apparteneva, per ambizioni imperialiste coloniali. Il conflitto si estese anche al mare Egeo dove l' Italia occupò il Dodecanneso greco.
Pure se minore, la guerra Italo-Turca del 1912 fu un importante precursore della prima guerra mondiale, perché contribuì al risveglio del nazionalismo nei  Balcani. (1)
"Osservando la facilità con cui gli italiani avevano sconfitto i disorganizzati turchi ottomani, i membri della Lega Balcanica attaccarono l'Impero prima del termine del conflitto con l'Italia.
Vi furono due "guerre balcaniche" nel 1912 e 1913 e il rafforzamento della Serbia con la sua alleanza con l'Impero Russo fece traballare gli equilibri tra le potenze". 
Nell'Impero absburgico prevalse l'idea di una guerra preventiva rapida e limitata per dissuadere e prevenire un attacco Russo che si prevedeva imminente sul fronte orientale.
Il resto è più noto: non a caso si parla di "polveriera balcanica" e in anni recenti siamo stati spettatori di una guerra feroce.
A Trieste, e non solo qui, paghiamo ancora il pesante costo delle conseguenze di questa guerra.
Alcuni illustri concittadini hanno scritto dei loro contributi al supplemento del Piccolo di sabato 28 sulla "Grande Guerra": Claudio Magris, Paolo Rumiz, Elvio Guagnini, Boris Pahor, Demetrio Volcic, Sergio Canciani, Marina Rossi, Fabio Todero, ed altri.
Sono contributi eccellenti in quel contesto e non ci sono scivolamenti nella retorica patriottarda irredentista che non appartiene alle persone di qualità.
E' come avvenne con le conferenze Laterza al Verdi che, promosse con l'intento di dimostrare l' "italianita`" di Trieste, hanno invece finito per dimostrare il contrario grazie alla competenza e all'onestà intellettuale dei conferenzieri.
Rumiz, in un articolo molto suggestivo, immagina di rivedere di notte a Redipuglia i combattenti, quali fantasmi, e si domanda
"dov'è la mia gente?
Dov'erano i triestini, gli istriani, i goriziani i trentini, i figli delle terre conquistate dall' Italia nella Grande Guerra? Non gli arditi che avevano scelto di scavalcare le linee per combattere con il Tricolore: ma gli altri, cento volte più numerosi, coloro che prima di essere ribatezzati "italianissimi" erano stati i "nemici". I nostri vecchi andati in guerra " fur Kaiser und Vaterland" sotto la bandiera giallo nera".
E sente le voci dei morti italiani di Redipuglia che gli dicono "Vai nei giorni dei morti, vai da chi non ha tomba. VAI DAGLI INNOMINATI, DAI DIMENTICATI DALLA STORIA. solo dopo ritorna da noi".
I nostri morti triestini erano in gran parte arruolati nel K.u.K 97° e tanti erano caduti in Galizia ( Ucraina) intorno a Leopoli.
Morti dimenticati a cui la Trieste "italianissima" non dedica neanche un vicolo malgrado i combattenti triestini nell'esercito austroungarico fossero stati circa 45.000 contro i circa 380 disertori passati all'Italia per motivi di irredentismo. Condannati dagli arroganti conquistatori alla "damnatio memoriae"
Trieste è piena di strade e piazze intitolate a irredentisti italiani, spesso solo "teste calde" quando non proprio fascisti conclamati o razzisti antislavi paranazisti come Timeus che nel '14 scriveva "«la lotta è una fatalità che non può avere il suo compimento se non nella sparizione completa di una delle due razze che si combattono».
O quell'Imbriani napolo-torinese che, capo degli irredentisti, era pagato dai servizi francesi per evitare rivendicazioni sulla Savoia e Nizza (patria di Garibaldi) ben più italiane di Trieste, e indirizzarle sulla nostra disgraziata città.
Tanto che fu lui in un incontro, di pochi giorni precedente, a spedire quel povero giovane confuso di Oberdank a fare un attentato per sabotare l' inizio della Triplice Alleanza tra Italia, Austria e Germania che tanto fastidio dava ai francesi. (2).
Claudio Magris scrive, riferendosi ai fanti usati come carne da cannone
 "sono questi uomini i protagonisti della guerra, vittime ed eroi oscuri, non certo i marescialli che li mandavano a morire senza nemmeno conoscere la cosiddetta arte della guerra, come CADORNA, AL QUALE E' PIUTTOSTO INOPPORTUNO CHE SIA DEDICATA UNA VIA DI TRIESTE". 
Come non essere d' accordo?
Cadorna, un macellaio, odiato dai suoi stessi soldati, che fece travolgere senza scampo i suoi fanti a Caporetto dando poi a loro la colpa anzichè a sè stesso e all'incapacità del suo comando.
Al punto che quando gli italiani occuparono Trieste in seguito agli accordi di pace (perchè a Trieste NON riuscirono mai ad entrare militarmente, bloccati all'Hermada) e vi trovarono decine di migliaia di connazionali fatti prigionieri a Caporetto e poi liberati, invece di assisterli LI RINCHIUSERO NEL RECINTO DELL'ATTUALE PORTO VECCHIO DOVE CIRCA 3.000 MORIRONO DI FAME E STENTI.
Il gen. Petitti di Roreto, altro grande cialtrone a cui è stata dedicata una via di Trieste, li fece sorvegliare da un reparto di Arditi e così annota riguardo a un suo "amorevole" discorso ai connazionali ex-prigionieri italiani di Caporetto: "dissi che sarei stato severissimo nel reprimere qualsiasi tentativo di ribellione, anche se avessi dovuto impiegare le mitragliatrici". Osserva lo storico triestino Raoul Pupo: "Come bentornato della Madrepatria ai reduci dagli stenti della prigionia in mano nemica, non era davvero male" (3).
In epoca fascista fu costruito, con arrogante architettura imperiale, l'immenso cimitero di Redipuglia con l'intento di farne, sulla pelle dei poveri morti sfruttati un' altra volta, un luogo di culto pagano nazionalista e bellicista italiano, ornato da proietti di cannone, frasi retoriche come "presente!" e non da fiori: fu definito inusualmente "sacrario" per questo.
Senza alcuna umana pietà da questo cimitero furono esclusi i morti di nazionalità non italiana i cui resti furono lasciati alla pietà degli abitanti o delle nazioni di provenienza.
Non credo che Papa Francesco sappia tutto questo e temo che non ne sarà informato prima della sua visita a Redipuglia il 13 settembre prossimo: è' un uomo buono e saggio e viene per pregare per TUTTI i morti di quella tragedia e perchè non si ripeta.
Per questo io spero venga anche a Trieste per pregare insieme, ciascuno il suo Dio, per la pace tra gli uomini di buona volontà di tutte le nazionalità, religioni e opinioni.
E' troppo chiedere alla Chiesa di Trieste di farsi interprete presso il Santo Padre dell' auspicio che vada, si, a Redipuglia ma oltrepassi anche simbolicamente i confini di allora e venga anche da noi?
Sarà accolto entusiasticamente da tutta la città.
E spero anche che questo 2014 finisca con almeno una strada, importante, dedicata collettivamente ai nostri morti combattendo nell'esercito austroungarico.
Non chiedo nemmeno che siano tolti i nomi delle decine di personaggi indegni, ma una strada ai nostri caduti SI, e fermamente.
Alla pulizia dei nomi delle strade ci penseranno i triestini tra non molto, magari ricordando anche il nostro grande comico popolare Cecchelin, grande interprete della triestinità e spirito libero che sotto il fascismo finiva regolarmente in galera per i suoi spettacoli di satira autentica e rischiosa, non strapagata e facile come ora, e cui recentemente il comune ha negato una strada o il ponte sul canale, dando prova di penoso opportunismo.

1 - Due recenti libri di importanti studiosi uno di area di destra e uno di sinistra dimostrano questa tesi: Franco Cardini " La Scintilla", Mondadori 2014 - Luciano Canfora "1914", Sellerio 2014
2 - Alexander, "L'AFFARE OBERDANK mito e realtà di un martire irredentista" Formichiere 1978
3 - Raoul Pupo "La vittoria senza pace" Laterza 2014

Fonte: https://www.facebook.com/francesco.giuseppe.9275/posts/1506294709600667

domenica 22 giugno 2014

No volemo più un talian!

E' celebre la canzonetta filo-italiana il cui ritornello faceva "Nella patria de Rossetti no se parla che italian!"
Abbiamo già visto che, in realtà, il povero conte Domenico Rossetti de Scander non si poteva propriamente definire un irredentista (e, anzi, questo ritornello probabilmente lo avrà fatto rivoltare vorticosamente nella tomba...)
Meno noto è che di questa canzonetta esisteva anche una contro-versione patriottica 8e quindi, secondo la neolingua attualmente in vigore, "austriacante").
Ve la ripropongo qui, per puro dovere di cronaca storica:

No volemo più un talian! 
D'ora avanti no volemo
No volemo la camora!
Che la vadi in sua malora,
La se vada a far... picar!
 
Noi triestini no volemo
Quei schifosi camoristi,
Traditori no volemo
Sporcacioni iredentisti!
 
Lassè pur che i canti e i subii
Sti iredenti maledeti,
Nella patria de Rossetti
No volemo più un talian!
 
Più no i devi ai fioi a scola
Impararghe italianade:
Quelle stupide monade
Per le "pigne" pol servir!
 
I triestini e la bandiera
Giala e nera i alzarà
I triestini in pase e in guera
Sempre quela i tegnarà!
 
Lassè pur che i canti e i subii
Sti iredenti maledeti,
Nella patria de Rossetti
No volemo più un talian!