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sabato 9 novembre 2013

Per quelli che "il trattato di pace non è valido"...

Tra le tante sciocchezze partorite ultimamente dai legulei patriottardi (ma anche, e questo è molto più grave, messe anche in "bella copia" da alcuni magistrati in una recente sentenza), il Trattato di Pace del 1947 non sarebbe in alcuni punti più valido in quanto "espressamente e legittimamente abrogato da altri Trattati internazionali, in particolare dal Memorandum di Londra del 1954, dal Trattato di Helsinki del 1975 e dal Trattato di Osimo sempre del 1975" (sic!).

Bene, giova prestare attenzione a questo documento: è una lettera, datata 7 gennaio 1993 (quindi, di ben 18 anni successiva al "Trattato di Osimo").
A scriverla è il Capitano di Vascello P.W. Cummings, della Marina degli Stati Uniti, ed il destinatario è l'Ente Autonomo del Porto di Trieste.
La Marina degli Stati Uniti lamenta che alla Marina Italiana viene concesso uno sconto del 30% sulle tariffe portuali, e richiede che alle unità USA venga riconosciuto il medesimo sconto.
L'aspetto interessante è che questa richiesta viene fatta appellandosi all'allegato VIII del Trattato di Pace... ovvero proprio una di quelle parti che, secondo i nostri incauti magistrati, sarebbe stata "espressamente e legittimamente abrogata" nel 1975...
Evidentemente, a parte l'Italia, di questa "espressa e legittima abrogazione" non se n'è accorto nessun altro...



venerdì 30 agosto 2013

legulei patriottardi


In questi giorni, complice anche un po' di deteriore propaganda del maggiore (nonché unico...) quotidiano locale, sta imperversando in internet e sui vari social network un nuovo personaggio, destinato ad arricchire la colorata e variegata schiera delle tipiche macchiette triestine: il leguleio patriottardo.

Il leguleio patriottardo, dopo due anni che gli altri triestini si sono svegliati ed hanno cominciato a reclamare - civilmente, ma a gran voce - i loro diritti, si è improvvisamente svegliato anche lui.
Si è reso conto che sono in tanti che, forti di leggi e trattati internazionali, stanno minando alle fondamenta quelle che per lui erano granitiche certezze.
E si sente in dovere di correre ai ripari, affannandosi (ovviamente, senza riuscirci...) a confutare le asserzioni su cui è basata la sacrosanta rivendicazione del Territorio Libero di Trieste.

Visto che è dispersivo correr dietro a questi personaggi, e che Twitter e Facebook non si prestano a confronti sereni ed analitici, riassumo qui il nocciolo della questione: se i legulei patriottardi hanno piacere di argomentare civilmente qui, verranno confutati altrettanto civilmente. Se vogliono gridare slogan, verranno ridicolizzati. Se insistono, verranno bannati.
Chiare le regole?
Andiamo avanti:

Il trattato di pace del 1947 che, nel bene e nel male, ha chiuso per l'Italia la seconda guerra mondiale, è stato ratificato dall'Italia con Legge 3054/52. Il che significa che il trattato in ogni sua singola riga, parola e virgola ha il valore di legge. Quindi, può esser modificato e corretto solo ed esclusivamente con un'altra legge: qualsiasi altro meccanismo, di qualsiasi altro tipo, non è possibile, non è ammesso, non è nemmeno concepibile. Una legge si cambia solo con un'altra legge: è un concetto chiaro ed abbastanza evidente, no?

Bene, nell'art. 21 del trattato di pace c'è un passaggio per noi importante:

È costituito in forza del presente Trattato il Territorio Libero di Trieste […] Il Territorio Libero di Trieste è riconosciuto dalle Potenze Alleate ed Associate e dall'Italia, le quali convengono, che la sua integrità e indipendenza saranno assicurate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. [...] La sovranità italiana sulla zona costituente il Territorio Libero di Trieste [..] cesserà con l'entrata in vigore del presente Trattato

Quindi, c'è una legge dello stato che recita che, nel settembre 1947 (ovvero quando è entrato in vigore il trattato di pace) l'Italia ha perso la sovranità sul Territorio Libero di Trieste.

Vi risparmio tutti i successivi trascorsi ed avvenimenti storici, gli sgambetti diplomatici, i giochi di spie e controspie: il concetto fondamentale è che, anche per la legge italiana, l'Italia ha perso la sovranità sul Territorio Libero di Trieste il 15 settembre 1947. OK? Ci siamo? Fino a qui, nulla da obiettare?
Bene. Rinunciamo alla disamina dei successivi avvenimenti storici: sono fatti ancora troppo vicini nel tempo per poterli valutare con serenità ed obiettività. Nessuno di tali fatti ha portato alla fine di diritto del Territorio Libero di Trieste che, sulla carta, è ancora ben vivo e vegeto.
Non solo, ma se anche vi fosse stata una qualche sequenza di eventi che avesse portato ad una fine di fatto del Territorio Libero di Trieste, e questo fosse tornato in un qualche momento sotto sovranità italiana... ebbene, sarebbe stata necessaria (anzi, indispensabile!) una legge che andasse a correggere la legge 3054/52, non solo ristabilendo la sovranità dell'Italia su Trieste, ma anche regolamentando tutti quei complessi aspetti che riguardano gli indispensabili "passaggi di consegne" quando un stato subentra ad un altro...

Ebbene, esiste una legge del genere? No, non esiste nessuna legge italiana successiva alla 3054/52 che ristabilisca la sovranità italiana sul Territorio Libero di Trieste.

Dite che invece esiste, che deve esistere, che non può non esistere?
Bene, vi segnalo questo sito: www.normattiva.it
Ci sono TUTTE le le leggi italiane (un lavoro immane...). Spulciatele, aiutatevi con il motore di ricerca (funziona discretamente) e, se la trovate, segnalatemela (link, please!)
Io personalmente non sono riuscito a trovarla (anche se sono invece riuscito a trovarne tante che invece ribadiscono a vario titolo, o almeno lasciano trapelare, l'esistenza e sopravvivenza del Territorio Libero di Trieste). Forse voi avrete più fortuna...

Nota: non dovete cercare interpretazioni storico-politico-giuridiche, complicati combinati-disposti di 17 leggi differenti emesse nell'arco di trent'anni, reinterpretazioni di circolari ministeriali alla luce di sentenze di Cassazione: dovete proprio cercare una LEGGE, chiara ed evidente, tra quelle emesse dalla sinistrata Repubblica Italiana, che sancisca in maniera chiara ed inequivocabile la sovranità italiana sul TLT.

Odio gli sprechi, particolarmente quelli di tempo. Il tempo è prezioso, anche se si tratta del tempo dei legulei patriottardi. Quindi, vi dò una mano.
Del problema, nel corso degli ultimi due anni, sono stati investiti fior di magistrati, che si sono trovati ad affrontare una rogna non da poco: svariati cittadini che, in cause sia civili che penali, ne disconoscevano l'autorità basandosi appunto sul semplice assunto che l'Italia non ha sovranità su Trieste, e che quindi loro stavano esercitando il loro ruolo di magistrati senza nessuna valida legittimazione.
Ebbene, pensate che in questi due anni qualche magistrato sia riuscito a confutare questa contestazione? Ebbene, no, al momento non ci sono riusciti. Hanno solo tergiversato, rimandando la questione oppure scaricandola sulle spalle di qualcun altro.

Se l'Italia vuole la sovranità su Trieste, non ha che una cosa da fare: proclamare una legge che ne sancisca la sovranità sul Territorio Libero di Trieste. Semplice, no?
Quindi, se volete agire per preservare la sacra ed inviolabile italianità di Trieste, non dovete organizzare patetici cortei, strani gruppi segreti su Facebook, o emettere roboanti proclami: se volete fare qualcosa di utile per la vostra causa potreste semplicemente ad esempio promuovere una legge di iniziativa popolare che sancisca il definitivo e fatidico ritorno di Trieste all'Italia. Buon lavoro.

Ah, dimenticavo: il lavoro sarà inutile perché, anche se doveste riuscire a raccogliere le 50.000 firme necessarie (e personalmente ne dubito), una legge del genere NON PUO' ESISTERE, nel senso che l'Italia NON PUO' PERMETTERSI DI PROMULGARLA senza incorrere in tali e tanti problemi internazionali, da non sapere come gestirli...
Perché? Ah no, adesso volete troppo. Se volete, correte a raccogliere firme, oppure mettetevi a studiare SERIAMENTE la questione... non pretenderete che vi dia io sempre la pappa pronta?
  


mercoledì 21 agosto 2013

Trieste - la libertà cancellata


Questa è una carta d'identità, rilasciata dal Comune di Trieste il 13 dicembre 1955.
Il Governo Italiano era subentrato al G.M.A. nel suo ruolo di amministratore fiduciario da oltre un anno.

Non è dato di sapere se quella grossolana cancellatura che tramuta il "Territorio Libero di Trieste" in un anodino "Territorio di Trieste" è stata fatta per iniziativa di un qualche oscuro funzionario comunale "più realista del re", oppure per "disposizioni dall'alto"...
Sarebbe fin troppo facile ironizzare sulla disorganizzazione della nuova amministrazione che, a distanza di un anno, non era riuscita nemmeno a predisporre nuovi moduli per le carte d'identità: un piccolo anticipo di quello che ci aspettava per i 60 anni successivi, in tema di disorganizzazione amministrativa e politica?
Sarebbe facile ironizzare, ma sarebbe sbagliato.
Perché in realtà quella approssimativa cancellatura ad inchiostro, oltre la quale il "Libero" si riesce ancora nonostante tutto ad intravedere, ha il valore di un simbolo.
Forse, con una goccia di scolorina sarebbe facile cancellare quella rozza pecetta, e riportare completamente in luce la scritta "Libero": ma non serve, sarebbe inutile. Anzi, non bisogna farlo: che quel "Libero", cancellato ma - nonostante tutto - ancora perfettamente leggibile, ci serva da monito.

L'Italia è venuta a Trieste, e la sua prima preoccupazione è stata quella di cancellarne la libertà.
Perché la libertà, in Italia, va bene quando resta solo una parola, buona al più a riempire la bocca ed infarcire discorsi a sproposito... ma guai a volerla esercitare, la libertà; è sconveniente, non è previsto, l'italiano non è abituato alla libertà.
Per sessant'anni quindi l'Italia ha cercare di cancellare la nostra libertà con un rozzo ma poco efficace tratto di inchiostro... e di soffocarla sotto altro inchiostro di cavillose leggi, oscure circolari ministeriali, improbabili trattati.
Ma nonostante tutto non è riuscita a cancellarla; la nostra libertà è ancora lì, appena appena velata dietro all'inchiostro, basta che ci sforziamo un attimo per percepirla e farla nostra.

domenica 18 agosto 2013

interrogazione parlamentare europea E-006306/2013

Riportiamo, più per dovere di cronaca che altro, una recente interrogazione al parlamento europeo e la relativa risposta.
Né l'interrogazione né la risposta aggiungono nulla di significativo alla questione del porto: l'unico aspetto interessante, è che questa interrogazione parte da un parlamentare italiano. Ennesima dimostrazione del fatto che l'Italia rema costantemente contro il porto di Trieste ed il suo sviluppo.

Interrogazioni parlamentari 3 giugno 2013 E-006306-13
Interrogazione con richiesta di risposta scritta
alla Commissione
Articolo 117 del regolamento
Barbara Matera (PPE)
 Oggetto:  Il caso del porto di Trieste
La Turchia ha assunto un ruolo importante, forse anche strategico, per lo sviluppo dei traffici commerciali della regione Puglia.
Questo potenziale fa fatica a manifestarsi vista la condizione di oggettiva concorrenza sleale che i porti del Centro e Sud d'Italia subiscono a causa di alcuni privilegi di cui gode il porto di Trieste, che sono frutto di epoche passate e non più giustificati dalla competizione globale.
Trieste è l'unica città portuale europea a possedere un privilegio giuridico internazionale in tema di zone franche, uno strumento che è sovra-comunitario poiché istituito e garantito da norme specifiche di un Trattato internazionale preesistente, quello di Pace di Parigi del 1947, che assegna al Porto Franco di Trieste una propria libertà d'azione in materia doganale, fiscale, commerciale e industriale molto ampia e ben più estesa di quella delle zone franche di diritto comunitario pur sviluppate altrove (ad esempio in Irlanda) con successo.
Il porto giuliano, infatti, gode di maggiori disponibilità di permessi di transito e inoltre dell'esenzione dal pagamento delle tasse automobilistiche per i veicoli turchi sbarcati o imbarcati nello stesso porto.
A tal proposito, si chiede alla Commissione quanto segue:
1. ricordando che a oggi i benefici attuati del regime di Porto Franco di Trieste sono essenzialmente doganali, mentre ne possono e devono essere ancora sviluppate le potenzialità di natura fiscale (IVA, accise, imposte dirette, ecc.) in conformità alle consuetudini vigenti negli altri Porti Franchi del mondo, l'UE può tutelare anche la concorrenza?
2. L'UE può garantire che le possibilità di sviluppare nuovi aspetti normativi del Porto Franco di Trieste derivanti da una più completa attuazione delle prerogative stabilite dallo specifico allegato VIII al Trattato di Pace di Parigi del 1947 non danneggino ulteriormente gli altri porti italiani, specialmente quelli del Centro e Sud d'Italia?
3. L'UE può intervenire affinché siano limitati i danni economici e ambientali dovuti al transito a Trieste delle merci destinate al Centro e al Sud d'Italia e alle centinaia di chilometri che percorrono su strada?

Risposta:


IT
E-006306/2013
Risposta di Algirdas Šemeta
a nome della Commissione
(12.8.2013)

1. Se la zona franca di un porto prevede incentivi fiscali per talune imprese o per la produzione di determinati beni, ciò può comportare un aiuto di Stato che presuppone una notifica da parte dello Stato membro alla Commissione per approvazione. Attualmente, la Commissione non è a conoscenza dell’esistenza né le sono stati segnalati incentivi di questo tipo.
2. Tutte le operazioni che possono essere effettuate nella zona franca di Trieste devono essere conformi alle disposizioni doganali.
A norma degli articoli 156 e 160 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio , del 28 novembre 2006, gli Stati membri, tramite la loro relativa legislazione nazionale e sotto la loro responsabilità per quanto riguarda la corretta applicazione, possono esentare dall'IVA le cessioni di beni destinati a essere collocati in una zona franca e le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nella stessa.
Gli Stati membri sono liberi di organizzare i propri sistemi di recupero degli importi dovuti da parte dei cittadini a condizione che tali sistemi siano conformi alle regole generali dei trattati, e, in particolare, che non comportino discriminazioni in situazioni transfrontaliere.
La Commissione non è a conoscenza di una violazione del diritto dell’UE in questo contesto specifico.
3. Nell’UE gli operatori sono liberi di scegliere il porto di scalo che ritengono più idoneo per svolgere le loro operazioni di navigazione. Allo stesso tempo, l’UE sostiene pienamente l’obiettivo relativo alla fornitura di servizi di trasporto in modo sostenibile e alla riduzione al minimo delle esternalità negative legate ai modi di trasporto. Il Libro bianco dell’UE sui trasporti  inoltre ha fissato come obiettivo generale il passaggio graduale, per le distanze superiori a 300 km, dal trasporto di merci su gomma verso altri modi, quali la ferrovia o le vie navigabili. Un panorama completo delle iniziative della Commissione a tale riguardo è disponibile sul sito web della direzione generale della Commissione "Mobilità e trasporti ".

giovedì 18 luglio 2013

"rebus sic stantibus"... UN PER DE BALLE!

Scusate la franchezza, ma quando ci vuole ci vuole!

Allora, vari dilettanti allo sbaraglio (che, contingentemente, rivestono anche ruoli accademici o addirittura istituzionali; ma, cionondimeno, restano dilettanti allo sbaraglio) invocano questa fantomatica clausola del "rebus sic stantibus" per giustificare, di volta in volta ed a seconda delle circostanze e della convenienza, la decadenza del Trattato di Pace e/o del Memorandum di Londra e/o di qualsiasi altro aspetto che riguarda la legittima esistenza del Territorio Libero di Trieste.

Cos'è questa clausola del "rebus sic stantibus"?
In generale "rebus sic stantibus" (che in latino significa "stando così le cose") specifica che le parti di un trattato internazionale hanno concluso lo stesso tenendo in considerazione la situazione di fatto esistente in quel momento, sicché fatti successivamente sopravvenuti, straordinari ed imprevedibili, che modificano l'equilibrio dell'accordo a svantaggio di una parte, autorizzano questa a chiederne la modificazione o la risoluzione.

Bene, meriterà citare per intero l'art. 62 della Convenzione di Vienna sul Diritto dei Trattati, che è quella che regolamenta appunto il "rebus sic stantibus":
62.  Mutamento fondamentale delle circostanze.
1. Un fondamentale mutamento delle circostanze che si sia prodotto in relazione a quelle che esistevano al momento della conclusione di un trattato e che non era stato previsto dalle parti, non può essere invocato come motivo per porre termine al trattato o per ritirarsi da esso, a meno che:
a) l'esistenza di tali circostanze non abbia costituito una base essenziale per il consenso delle parti ad essere vincolate dal trattato; e che
b) tale cambiamento non abbia l'effetto di trasformare radicalmente il peso degli obblighi che restano da eseguire in base al trattato.
2. Un fondamentale mutamento delle circostanze non può essere invocato come motivo per porre termine ad un trattato o per ritirarsi da questo:
a) quando si tratti di un trattato che fissa una frontiera; o
b) quando il fondamentale mutamento derivi da una violazione, da parte della parte che la invoca, o di un obbligo del trattato o di qualsiasi altro obbligo internazionale nei confronti di qualunque altro Stato che sia parte del trattato.

3. Se una parte può, in base ai paragrafi precedenti, invocare un fondamentale mutamento delle circostanze quale motivo per porre termine ad un trattato o per ritirarsi da questo, essa può anche invocarla soltanto per sospendere l'applicazione del trattato.

 Quindi, ci sono MOLTISSIMI motivi per cui, in base a questo articolo, il "rebus sic stantibus" non è applicabile.

In ordine di importanza (anche se il meno importante sarebbe comunque da solo più che sufficiente):

  • I trattati di cui si chiede l'annullamento/decadenza fissano frontiere (tra Italia, Jugoslavia e Territorio Libero di Trieste); quindi, il "rebus sic stantibus" non è applicabile in base al c. 2, punto a
  • l'esistenza delle circostanze che hanno portato alla nascita del territorio Libero di Trieste con il Trattato di Parigi erano base essenziale per il consenso delle parti (basti pensare a quanto sono durate e quanto sono state accese le trattative a questo proposito); quindi,  il "rebus sic stantibus" non è applicabile in base al c. 1, punto a
  • il cambiamento invocato  ha l'effetto di trasformare radicalmente il peso degli obblighi dell'Italia che restano da eseguire in base al trattato; quindi,  il "rebus sic stantibus" non è applicabile in base al c. 1, punto b
E ne aggiungo uno, che forse è opinabile, ma che se dimostrato si aggiungerebbe agli altri:

L'Italia ha interferito fino al 1954 nell'amministrazione del TLT, impedendone di fatto lo sviluppo istituzionale; dopo il 1954, quando il governo italiano ne ha acquisito l'amministrazione fiduciaria,la ha gestita in maniera impropria, e bloccando completamente il processo di sviluppo istituzionale del TLT. Quindi, il "fondamentale mutamento" invocato deriva non da una, ma da multiple violazioni dell'Italia ai propri obblighi.
Quindi,  il "rebus sic stantibus" non è applicabile in base al c. 2, punto b

Riassumendo: quattro motivi di inapplicabilità del "rebus sic stantibus" sono previsti, e l'Italia è riuscita a collezionarli tutti e quattro. Un record che dovrebbe venir citato nei testi di diritto internazionale.

Visto che a questi dilettanti allo sbaraglio piace il latinorum (tanto da usare la locuzione "rebus sic stantibus" anche se questa non è neppure citata nella Convenzione di Vienna), allora gli obietterò usando anch'io il latinorum, ma con una locuzione esplicitamente prevista dal Trattato di Vienna: 


Convenzione di Vienna, art. 26
PACTA SUNT SERVANDA
Ogni trattato in vigore vincola le parti e queste devono eseguirlo in buona fede.





lunedì 8 luglio 2013

Trieste deadline

Già in passato ho affermato che gran parte del presunto "entusiasmo" dei triestini per la "redenzione" con la madrepatria Italia nel 1954 è frutto di sapienti sceneggiate, e che le folle che riempirono Piazza Grande (da allora: Piazza Unità d'italia) e le rive NON erano triestini.
Peraltro, a chiedere tra i vecchi triestini, sono pochissimi quelli che ammettono di esser usciti a festeggiare: la maggioranza brontolano un sommesso "Semo restadi a casa, coi scuri serai, maledetta barca!"... o simili.
Ebbene, rivolgendosi alla stampa estera dell'epoca (non certo quella italiana!), oggi facilmente consultabile grazie ad internet, si scoprono cose interessantissime... come questo articolo, pubblicato su The Argus, a Melbourne, il 28 ottobre 1954, all'indomani della presunte "redenzione":

Trieste deadline
Trieste, Tuesday
Italian troops and civilians poured into the old Anglo-American zone of Trieste during the night for today's ceremonies formally handing over the Adratic "storm centre" to the Italians.
The first of 5,000 Italian troops began moving at one minute past midnight, and all night a tangle of thousands of beflagged cars choked roads leading into the city.
Excited drivers and passengers, waving red, white, and green Italian flags, tricllor scarves, and military caps, ran out on dark roadways.
Three hundred thousand people have flocked into the zone, doubling the population.
-A.A.P.
traduzione:

la fine di TriesteTrieste, MartedìMilitari e civili italiani si sono riversati durante la notte nella vecchia zona anglo-americana di Trieste per le odierne cerimonie di formale consegna del burrascoso capoluogo Adriatico agli italiani.I primi 5.000 militari italiani hanno cominciato a muoversi un minuto dopo la mezzanotte, e per tutta la notte un groviglio di migliaia di automobili imbandierate ha intasato le strade che portano in città.Conducenti e passeggeri eccitati, agitando le bandiere italiane bianche, rosse e verdi, sciarpe tricolori e berretti militari, correvano sulle strade buie.Trecentomila persone si sono riversate nella zona, raddoppiando la popolazione.
Capito?
Forse faccio meglio a ripeterlo:

Trecentomila persone si sono riversate nella zona, raddoppiando la popolazione.

Si, confermo: la gran parte dei triestini se ne era restata rintanata in casa (magari a preparare le valige, visto che casualmente nei mesi successivi si ebbe una delle più massicce ondate emigratorie da Trieste). A fare casino in piazza Grande c'erano militari italiani e civili italiani, giunti (o fatti giungere?) da Friuli e Veneto.
E per scoprirlo dobbiamo andare a leggere un quotidiano australiano. Ovvio, no?

mercoledì 26 giugno 2013

l'entusiasmo dei triestini per il ritorno dell'Italia

Avete presente le foto che documenterebbero l'entusiasmo dei triestini per il ritorno dell'Italia nel 1954?
Folle oceaniche di gente in festa per accogliere i bersaglieri...

Eppure, tra i vecchi triestini, è dura trovarne uno che ammetta di esser sceso in piazza a festeggiare... tutti con n "mi son restado a casa, coi scuri seradi. No iera niente de festeggiar..."
E leggende metropolitane, che raccontano di treni speciali fatti arrivare dal veneto, carichi di gente a cui era stata in qualche maniera offerta la "gita" a Trieste...

Ma come è possibile? I triestini DOVEVANO essere entusiasti per la redenzione alla madrepatria...

Ebbene, le bugie hanno le gambe corte.
Da poco tempo (2011) il Poligrafico dello Stato ha dato alle stampe un poderoso volume, "I DOCUMENTI
DIPLOMATICI ITALIANI- UNDICESIMA SERIE: 1948-1953 - VOLUME V (1° novembre 1950 – 25 luglio 1951)"
Si tratta di corrispondenza diplomatica, in cui si sprecano i "riservato", "segretissimo" e simili; ma ormai sono passati 60 anni, e sono stati da poco desecretati.
E' disponibile gratuitamente, lo potete scaricare dal link sopra riportato.
Interessantissimo: in 855 pagine, la parola Trieste compare 344 volte: quindi, Trieste all'epoca era uno proprio dei leit-motiv della diplomazia nazionale...
E così troviamo in mezzo delle perle eccezionali:
Ad esempio, il 13 gennaio 1951 il rappresentante a Trieste, Carrobbio, scrive al capo del (famigerato) "Ufficio per le zone di confine della presidenza del consiglio":
 ...in occasione delle manifestazioni del 3 e 4 novembre, che erano state preparate in modo tale da conferire loro un tono di particolare solennità, è stata notata la mancanza quasi assoluta di entusiasmo da parte dei triestini
Altre perle seguiranno nei prossimi giorni (forse, dal loro punto di vista, avrebbero fatto meglio a mantenere questi documenti segreti ancora per una ventina d'anni...)
Aspettiamo che siano disponibili anche quelli del 1954: penso che lì ne troveremo proprio delle belle...

lunedì 17 giugno 2013

triste primato di non-evasione fiscale a Trieste

Uno dei motivi della situazione disastrosa in cui versa Trieste è nella asburgica pervicacia e precisione con cui i triestini si ostinano a voler rispettare le assurde, contraddittorie e folli leggi italiane.
E' inutile, il rispetto non solo della legge, ma delle regole in senso lato noi ce l'abbiamo nel sangue, è più forte di noi, non siamo capaci di violarle.
Anche quando si tratti di far fronte ad un'imposizione fiscale che ha raggiunto limiti folli ed insostenibili (ed aggravata dal fatto che, checché ne dica l'Agenzia delle Entrate, queste imposte sul Territorio di Trieste non sono dovute).
Ebbene, nonostante tutto ciò si scopre che Trieste vanta il (a questo punto poco invidiabile) primato di città più virtuosa d'Italia nel pagamento delle imposte.
Già, è Il Sole 24 Ore a rivelarlo, attraverso uno studio redatto dal Centro Studio Sinesi: a Trieste solo l'8% dei contribuenti può esser sospettato di una qualche irregolarità fiscale, a fronte di una media nazionale del 20,7%; la media della pur artificiale regione Friuli Venezia Giulia è del 12,9% (18° in classifica), mentre la "palma negativa" spetta a Crotone, dove questa percentuale sale al 44%.





sabato 8 giugno 2013

Chi pagherà le pensioni nel TLT?

Uno degli argomenti più gettonati da chi rema contro al Territorio Libero di Trieste è quello delle pensioni.
La percentuale di pensionati a Trieste è altissima, molto più alta che non in Italia (questo anche a causa della fortissima emigrazione di popolazione subita da Trieste nel corso dell'amministrazione provvisoria italiana: di nuovo, grazie Italia!)

La vexata questio è, in soldoni: "chi pagherà le pensioni nel TLT?"
Bene, questo argomento è tirato fuori o da chi non ha ben presente di come funzioni il meccanismo delle pensioni in Italia, oppure da chi è in malafede.
Sui secondi non c'è molto da fare: sbugiardiamoli ed ignoriamoli.
Per i primi, vediamo di chiarire le cose.

Sei un pensionato INPS? Percepisci una pensione dall'INPS?

Bene, stai tranquillo: per te non cambierà assolutamente nulla!
Capita abbastanza frequentemente che un italiano, al momento di andare in pensione, decida di andarsene all'estero (o per scappare finalmente da quella gabbia di matti che è l'Italia, oppure semplicemente perché la pensione italiana in italia lo costringerebbe a frugare tra i rifiuti, mentre gli permette di vivere più dignitosamente in altre parti del mondo).
Questo è un caso ben previsto e ben gestito dall'INPS. Semplicemente, invece che andare tu all'estero, sarà l'estero a venire da te... e l'INPS continuerà a corrispondere regolarmente la tua pensione presso la tua banca (che, per quanto riguarda l'INPS, sarà diventata una banca estera: ma non è un problema).
Oppure, se lo preferisci, potrai continuare a farti pagare la pensione in una banca italiana.
oppure fartela pagare in una banca del Territorio Libero di Trieste, già convertita in quella che sarà la valuta locale (forse sarà l'Euro, forse sarà una valuta nuova: la Lira Triestina, Il Tallero, il Boro, la Flica, la Pila... indifferente...)
Ho detto che "per te non cambierà assolutamente nulla"... ma in realtà qualcosa cambierà: in meglio.
La tua pensione infatti non sarà soggetta alle assurde e sproporzionate imposte italiane, ma a quelle del Territorio Libero di Trieste: molto più modeste, e probabilmente anche azzerate sulle pensioni più basse.



Sei in procinto di andare in pensione?

La situazione è un po' più complicata, ma ancora più vantaggiosa.
Partiamo infatti da un principio: uno dei tanti errori di cui il governo italiano è responsabile, nella mala-amministrazione del Territorio Libero di Trieste, è quello di non aver costituito (come avrebbe dovuto) un ente previdenziale autonomo, riservato esclusivamente ai cittadini del TLT. Se lo avesse fatto, tutto sarebbe più semplice... e, soprattutto, tutti i triestini attualmente pensionati godrebbero di pensioni più alte.
Invece il governo italiano ha preferito buttare tutti i contributi nell'enorme calderone dell'INPS, utilizzandoli anche a scopi che nulla hanno a che fare con le pensioni dei triestini.
Quali le possibili soluzioni?

Prima soluzione: viene creato un apposito ente previdenziale per il Territorio Libero di Trieste, e l'INPS rimborsa a questo tutti i contributi pagati dai cittadini del Territorio Libero di Trieste e che non hanno ancora maturato la pensione.
In realtà, anche se appare complicata, è la soluzione più semplice, ragionevole ed immediata.
Il "rimborso" non avverrà in contanti (che l'INPS non ha...), ma attraverso la cessione di una parte del patrimonio immobiliare INPS.
Quindi, l'Ente Previdenziale del TLT diventerà proprietario di una serie di palazzi, sparsi in giro per l'Italia, e saranno questi a garantire le pensioni dei triestini che hanno avuto la disgrazia di lavorare sotto l'amministrazione italiana.
Altro vantaggio: qualunque sia il meccanismo previdenziale che si deciderà di realizzare ed attuare nel TLT, non potrà mai essere cervellotico e sfavorevole come quello italiano. (per dirne una: avete lavorato alcuni anni come commercianti, alcuni anni come co.co.pro., alcuni anni come dipendenti? Bene, in Italia i vostri contributi finiscono in tre "cassetti" differenti, sono praticamente impossibili da cumulare, ed al momento di andare in pensione dovrete decidere: ci vado come dipendente, come commerciante o come co.co.pro.? Se decidete di andarci, per esempio, come dipendente, solo ed esclusivamente i contributi versati come dipendente concorreranno al calcolo della vostra pensione, Gli altri contributi versati come co.co.pro. e commerciante saranno un vostro gentile omaggio all'INPS, e non concorreranno neppure per un centesimo alla vostra pensione.)
Credo che l'italia sia l'unico posto al mondo in cui qualcosa di così folle sia possibile.
Nel TLT invece (come in qualsiasi altro stato del mondo) tutti i contributi versati (o rimborsati dall'INPS) verranno imputati cumulativamente al lavoratore, indifferentemente se li ha versati come dipendente, co.co.pro., commerciante, agente di commercio o che.

Seconda soluzione: l'INPS rimborsa ad ogni singolo lavoratore del TLT la massa di contributi che ha già versato. Poi il singolo lavoratore decide liberamente che farsene:

  • affidarlo all'ente previdenziale del TLT
  • tesaurizzarlo o investirlo privatamente 
  • affidarlo ad un fondo pensione
  • investirlo in immobili, titoli di stato, obbligazioni
  • spenderlo come se non ci fosse un domani (in osteria , al casinò, in viaggi... indifferente)
(Questa tecnica viene adottata talvolta oggi con i lavoratori extracomunitari che, dopo qualche anno di lavoro in Italia, tornano all'estero).

 Lavori da pochi anni, e per te la pensione è solo un lontano miraggio?

Tranquillo: tu, anche se restassi in italia a lavorare fino ad 80 anni, non vedrai MAI una pensione dall'INPS. Con il meccanismo contributivo attuale, l'INPS non sarà MAI in grado di pagare pensioni dignitose tra venti o più anni. Al massimo, riceverai una pensione sociale - indifferentemente quanti contributi tu abbia versato nel corso della tua vita.
Qualsiasi sia il trattamento previdenziale che riceverai nel TLT, non potrà che essere MOLTO migliore di quello che riceveresti in italia.


Dubbi, domande, perplessità?

Scrivetele nei commenti: sono lì apposta.


martedì 28 maggio 2013

l'Italia deve 6 milioni di euro ad ogni triestino!!!


Esame di Estimo: calcola l'impatto economico che ha avuto l'annessione di Trieste all'Italia, determina dei criteri di stima; calcola il valore complessivo.


Stima dei mancati guadagni; criterio:


  1.  individuare il PIL delle città Porto del Nord Europa
  2. confrontarlo con il PIL attuale di Trieste
  3. moltiplicare l'eventuale differenza per il numero di anni


Svolgimento:


PIL procapite Anversa (2005): € 35.987,00

PIL procapite Brema (1995): € 36.900,00

PIL procapite Amburgo (2008): € 50.504,00

PIL procapite Rotterdam (2009): € 39.184,00

attualizziamoli al 2009 con una crescita del 1,8%

Media: € 47.000,00

Note: stima per difetto, ci siamo limitati al PIL medio olandese e di Brema, pur sapendo che le singole città hanno un PIL più elevato.

PIL procapite Trieste (2009): € 23.405,00 (fonte: http://www.blitzquotidiano.it/economia/reddito-pro-capite-milano-in-testa-caserta-ultima-222654/)

Differenza dalla media: € 23.595,00

Criterio:
non c'è alcun dubbio che l'Italia prese Trieste che era il 7° Porto del Mondo, e che le condizioni attuali geo-economiche vedono il Porto di Trieste ancora più favorito rispetto il 1913.
Sappiamo che l'Italia ha depredato Trieste delle sue migliori attività economiche (Cantieri, Compagnie di Navigazione...) per redistribuirle sul suo territorio e sappiamo che non ha investito nelle infrastrutture che permetterebbero a Trieste di essere nuovamente uno dei primi Porti europei.
Non solo; l'Italia ha investito in tutti gli altri Porti italiani penalizzando Trieste (vedi Gioia Tauro ed altri).

Periodo di accumulazione: anni 56 (2010-1954)

PIL mancante alla città di Trieste: € 5.538.793.250 (PIL pro capite * 236.500 abitanti)

Ma ci sono gli interessi: media semplice del 5% (andamento degli interessi legali nel dopoguerra; formula delle annualità composte posticipate)

PIL accumulato mancante alla città di Trieste: € 1.591.562.543.311

come si legge: millecinquecentonovantun miliardi, 562 milioni, 543 mila e 311 Euro.

PIL mancante per ogni cittadino: € 6.779.981 (diconsi 6 milioni di euro, 779 mila 981) 


Disponibile a correggere i conteggi dietro gentili suggerimenti, faccio notare che:


  • eventuali investimenti effettuati a Trieste dai vari Governi italiani non vanificano il criterio di stima; il PIL di un territorio è già il frutto degli investimeni precedenti. Se l'Italia ha effettuato investimenti sbagliati, questa è un'aggravante e non una scusante
  • il criterio del mancato guadagno è prassi nelle cause risarcitorie; si presume che chi detiene illecitamente dei beni d'altri, qualora questi beni siano un'insieme di attività economiche e producano reddito, il conduttore deve amministrarli con "la diligenza del buon padre di famiglia". Se il conduttore deprime il rendimento economico e svalorizza ciò che sta "custodendo", è tenuto sempre ad un risarcimento
  • tale risarcimento è dovuto anche quando non si prospetta una restituzione dei beni; la "diligenza del buon padre di famiglia" è il minimo che cittadini possono pretendere da un Governo e da tutti gli organi amministrativi ad esso soggetti; vige il concetto di "responsabilità" degli amministratori.
  • il PIL di un territorio racchiude tutte le attività economiche; sono quindi comprese tutte quelle collaterali all'attività portuale; Bremerhaven commercia in automobili, Anversa in preziosi eccetera. Anche Trieste aveva le sue attività collaterali al Porto, delle quali è rimasta solo il commercio e trasformazione del caffè.


FAQ ED OBIEZIONI


Obiezione: “Non si può accumulare la differenza di PIL per 56 anni; nel primo dopoguerra i Porti del Nord erano in condizioni più disastrose di quelli italiani”.

OK, abbuoniamo 12 anni fino al 1965, periodo del “boom economico” nord europeo e ricalcoliamo:

PIL accumulato mancante alla città di Trieste: € 837.149.859.148

come si legge: 837 milioni, 149 centinaia di migliaia, 859 mila e 148 Euro.

PIL accumulato procapite (per ogni cittadino): € 3.566.219 (diconsi 3 milioni 566 mila 219 Euro)


Obiezione: “questo confronto può valere solo da quando esiste il boom dei traffici su container.”

Non siamo d'accordo ma credete che se partiamo solo dal 1970, cambia poco.

Obiezione: "Trieste non può pretendere di essere al 7° posto nelle classifiche dei Porti, l'Impero non esiste più..."

Intanto, l'Impero non esiste più grazie sopratutto al contributo dell'Italia.

Secondariamente, non si pretende di essere il 7° Porto del Mondo, basterebbe essere uno dei primi d'Italia come suggerisce la geografia e le linee di traffico.

Come terza argomentazione, l'Impero Asburgico conta poco, perché il Porto di Trieste superò i record di traffici storici (del 1913) sotto il GMA. Vedi documentazione sui rapporti economici del GMA.


Contro obiezione: visto che rompete le scatole, possiamo fare i calcoli dal 1918. Togliamo gli anni di guerra, i primi due di amministrazione provvisoria ed anche i quattro anni della crisi del 1929. Siamo buoni ed abbassiamo il tasso degli interessi legali al 3% (non ho voglia di cercare quelli esatti anno per anno). Le cifre raddoppiano.



fonte per il PIL procapite delle altre città-porto; wikipedia

fonte per i calcoli finanziari: http://www.arte2.it/


sabato 25 maggio 2013

La "redenzion" de Trieste come no i ve la ga mai contada...


Oggi xe el giorno de la vergogna. Uno dei tanti, ma el più famoso. I alleati neutrali, gaveva firmà un patto col nemico el giorno 26 aprile. Appena el giorno 5 maggio i se gaveva cancellà dall'alleanza. Traditori, senza nissun dubbio, senza nissun specio dove rampigarse. I trattava col nemico zà dall'estate del 1914, e i se scriveva de "fingere interesse nelle trattative con l'Austria". Che ghe gaveva offerto più de quel che i voleva fin al gennaio del 1915 (Trento), pur de esser lassadi in pase. Tra le varie robe, iera Trieste città aperta (se parlava de una specie de TLT ancora prima de la 1° guerra), e riciamàr dal fronte tutti i nostri nonni. In aprile la "trattativa" comprendeva Trento, el Friùl austriaco meno Gorizia. I traditori voleva de più, francesi inglesi e russi, ghe gaveva promesso robe che no iera sue. Le nostre terre, le nostre anime. I ne gaverìa cambià la memoria, fatto el lavaggio del zervel, i ne gaveria cambià i cognomi e insegnà a odiàr le nostre radici, i nostri cugini e rider dei nostri nonni. Da la conoscenza de almeno 3 lingue, fussimo passàdi ad una sola, a furia de botte in testa e s'ciafe ai fioi che no parlàva italiàn per strada. I ne gaveria portà miseria, ignoranza e cattiveria. Oltre alla malavita e alla corruziòn, ultimamente el bunga bunga.

Novembre 1918: coprifuoco e legge marziàl. I militari che torna dalla guerra vien portài nel campo de Gradisca, in Castel, i vien ciamadi traditori e a volte pestadi. Per strada, i ghe spùda.

Dicembre 1918: i dipendenti del Comùn con cognome sospetto, i xe ancora senza paga.

Gennaio: la spagnola imperversa. Le gru del porto sud xe stade zà smontade, destinaziòn Venezia. El porto Nord no vignerà mai più dragà.

Febbraio: i ga za brusà tutto el carbòn dei gasometri per le sue luminarie, la gente no ga gas a casa. Lori nianche saveva che el gas rivava nelle case.

Marzo: la città xe senza acqua, i aquedotti xe rotti e nissun li ripara. Sbarca le navi de coloni, i devi sostituìr i nostri licenziài. Impiegati de la posta, ferrovieri, finanzieri, doganieri, carabinieri, solito. I giornalisti esteri scrivi che la città xe senza lavòr, che se perseuguita i operai con cognome slovèn, che el porto xe fermo, che se aggira per la città delle masse de disperài come barboni, senza magnàr e co' le scapre ligade col spago.

Giugno: sembra che la camera de commercio e i sindacati gabbi domandà l'indipendenza. Ormài, quasi tutti i triestini de lingua madre tedesca, insieme con quei che se gaveva distinto in guerra, i xe za scampai in Austria. Comincia l'esodo de altri, che se i ga parenti oltre confìn i va nel Regno de Yugoslavia. Alla fine sarà andài via 12-13 mila in Austria e i altri 40 mila in Yugo e in Argentina.

La tragedia continua, l'Italia xe solo occupante insieme con inglesi, francesi e americani, no come che i la conta, che Trieste sarìa "tornada" all'Italia el 4 novembre. No xe vero un clinz, i alleati anderà via più tardi e i 'taliàni gaverà la sovranità de Trieste solo nel febbraio del 1920 o come scritto sul Tribunal, nel 1924. Tutto quel che i ga fatto prima, xe illegale anche formalmente.

Settembre 1920: esplodi per fame e disoccupaziòn, la rivolta de San Giacomo. In città iera za i arditi che tirava bombe e brusava i circoli socialisti, Giunta spacciava cocaina in Acquedotto. El fascismo xe nato a Trieste. Naturalmente, tutti cabibbi meno 3-4 triestini ex irredentisti bandierette, che xe la vergogna de la città ma un de lori ga addirittura una scola e un'altro un ricreatorio in sua memoria.

Dopo 4 giorni de rivolta, ghe pensa la Brigata Sassari demolindo le barricate de San Giacomo a cannonade, un per de colpi finissi anche su le case. Una decina de morti ufficiali.

La tragedia continua...

venerdì 24 maggio 2013

24 maggio: oggi commemoriamo...

...l'anniversario dell'infame tradimento del Regno d'Italia nei confronti dell'Impero Austroungarico e del Reich tedesco.

Già, perché i più (che cianciano di "onore d'Italia" e balle varie) sorvolano elegantemente sul fatto che l'Italia nel 1914, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, era legata all'Austria-Ungheria ed alla Germania dalla Triplice Alleanza. E lo era da ben 32 anni...

Dapprima, nel 1914, l'Italia dichiarò la propria neutralità, in forza di un'interpretazione stiracchiata dell'art. 4 del trattato di alleanza.

Dopodiché, l'Italia iniziò un infame mercanteggiamento diplomatico, una vera e propria asta a chi offriva di più tra i due contendenti, per decidere a fianco di chi scendere in guerra.

Questo mercanteggiamento fu condotto da Sidney Sonnino, Ministro degli esteri del regno d'Italia, e si protrasse fino al 4 maggio 1915.
In tale data infatti, dopo un ultimo incontro a Londra nel corso del quale venne definito con precisione il prezzo dell'onore italiano (c.d. "patto di Londra"), il 4 maggio l'Italia rompeva l'alleanza con l'Austria Ungheria ed il 24 maggio entrava ufficialmente in guerra contro l'ex-alleato.

Quindi, cari i miei patrioti italiani: ricordate che fino un mese prima dell'entrata in guerra dell'Italia, la situazione era ancora oltremodo incerta; e che gli stessi fanti che attraversarono il Piave "calmo e placido", avrebbero potuto benissimo invece rivolgere il loro passo in direzione della Francia: era solo una questione di prezzo...

giovedì 23 maggio 2013

Tasse italiane a Trieste? ILLEGALI!!!!



Ecco la spiegazione del perché tasse ed imposte italiane a Trieste sono illegali e non sono dovute.
Un furto ai danni di Trieste e dei suoi cittadini che si protrae da 59 anni... ma che speriamo non arriverà a compierne 60.

Il tutto davanti alla tana del leone: l'Agenzia delle Entrate.

martedì 21 maggio 2013

la SE.L.A.D.


Mentre oggi la pessima amministrazione dello stato italiano crea disoccupati (ed accoglie extracomunitari ) per mantenerli successivamente gratis, nel 1951 il Governo Militare Alleato creava la SE.L.A.D, Sezione Lavoro Aiuto Disoccupati, alle dipendenze del Dipartimento Lavori e Servizi Pubblici del G.M.A, ma sempre con responsabilità tecniche ed amministrative del Comune.

Oltre all'evidente utilità logistica, lo scopo era quello di tenere le persone occupate, evitando l'oblìo della disoccupazione con conseguente perdita della dignità e dell'orgoglio.

Ridendo e scherzando, le persone ri-organizzate della SE.L.A.D. eseguirono come primo impiego della Divisione Lavori in Economia, lo sgombero delle macerie in città dovute ai bombardamenti.
I disoccupati assunti, con turni che si rinnovavano di sei mesi in sei mesi, venivano impiegati in lavori di ricostruzione nel proprio rione o frazione in cui risiedevano, per favorire una forte motivazione al lavoro facendone godere direttamente i risultati.

Seguirono poi la bonifica del comprensorio di Zaule, costruzioni edili a S. Sabba, S. Croce, Strada per Fiume, la "passeggiata triestina", ovvero le Rive rimesse a nuovo, dalla Stazione Marittima alla Sacchetta, il tracciato rifatto della strada Vicentina, meglio conosciuta come Napoleonica, la creazione di campi sportivi, numerosi campi gioco, lavori stradali e fognature; molti di questi lavori fanno tuttora parte integrante dell'aspetto urbanistico di Trieste.

Anche le caratteristiche "vedette" panoramiche, sparse un po' in giro per il Carso, furono in gran parte edificate dalla SE.L.A.D.:
la vedetta Slataper, a Prosecco, edificata dalla SE.L.A.D.
nel caso qualcuno nutrisse qualche dubbio...

Come dire: una buona amministrazione ottiene la massima resa con piccole risorse.

Ed oggi?

Oggi le opere del SE.L.AD. cadono a pezzi, vittime dell'incuria e della nulla manutenzione effettuata dalla pessima amministrazione italiana.
E di disoccupati a spasso ce ne sono tanti... ma impiegarli per qualcosa di utile "no se pol".

GRAZIE ITALIA!!!!!!

lunedì 20 maggio 2013

le legioni di irredentisti che vollero Trieste italiana

Oggi forse un po' meno, ma fino a qualche anno fa a scuola, studiando il periodo risorgimentale non si poteva fare a meno di imbattersi in quel curioso fenomeno denominato "irredentismo".
Ancora oggi, su fonti notoriamente obiettive ed imparziali come Wikipedia Italia (1), il fenomeno dell'irredentismo viene presentato come popolarissimo e diffusissimo nella stragrande parte della popolazione.
Ad esempio, si possono leggere perle come questa ( http://it.wikipedia.org/wiki/Irredentisti_istriani ):
 Del resto nella "Grande Guerra" furono numerosi gli irredentisti istriani che persero la vita in azioni militari contro gli austriaci 

Il pudore fortunatamente li costringe a trincerarsi dietro a quel vago "numerosi"... perché in realtà tali "numerosi" caduti assommano a ben DODICI (2)
Cioè, l'Italia nella prima guerra mondiale ha avuto circa 680.000 (SEICENTOOTTANTAMILA!!!!) caduti, e di questi ben una dozzina erano "irredentisti istriani"...

Quanti erano gli irredentisti triestini? BOH! Wikipedia non ce lo dice... concede pagine agli irredentisti istriani, dalmati, italiani... agli irredentisti in Corsica, a Malta (!!!), a Nizza, e perfino in Svizzera... ma di dedicare uno straccio di paginetta agli irredentisti della Venezia Giulia non se ne parla. Forse perché non avrebbero saputo cosa scriverci...

Ricorriamo ad un'altra fonte autorevole ed obiettiva: la Lega Nazionale.
Su http://www.leganazionale.it/storia/irredentismo-redivo.htm scopriamo che "oltre duemila volontari irredenti che fuggirono dall'Austria-Ungheria per arruolarsi, e molti di loro morire" nelle fila dell'esercito italiano.
Nota bene: 2000 da TUTTA l'Austria Ungheria, nella quale (sempre seconda la medesima pagina) si stimavano all'incirca 800.000 italiani "sparsi tra il Trentino, la Venezia Giulia e la Dalmazia".
Ordunque, 2.000 su 800.000 ammonta a ben... LO 0,25% DELLA POPOLAZIONE!!!!

Quindi, l'irredentismo fu sentimento sì profondo, sì popolare, sì diffuso che indusse ben un cittadino austro-ungarico di lingua italiana ogni 400 a tradire quella che era la sua patria per abbracciare quella italiana...

Vi viene da sorridere?
A me no.
A me viene da piangere...




(1) se non si capisce, sono ironico. E non velatamente.

(2) Non ci credete? Ve li cito per nome e cognome:  Nazario Sauro, Giorgio Baseggio, Mario Bratti, Umberto Bullo, Angelo Della Santa, Pio Riego Gambini, Ernesto Giovannini, Ernesto Gramaticopolo,  Antonio Parovel, Vico Predonzani, Eugenio Rota, Virgilio Sansone, Raimondo Spangaro.
Tutti rigorosamente decorati: che cadere per la patria da irredentista senza neppure una medaglia era evidentemente considerato disdicevole...

giovedì 16 maggio 2013

Amministrazione fiduciaria italiana...


Anche gli annulli postali fanno la storia.
Quello sopra riprodotto è l'annullo postale che "celebra" il ritorno di Trieste all'Italia, nel 1954...
Ma cosa c'è scritto?
26 ottobre 1954 - primo giorno dell'AMMINISTRAZIONE FIDUCIARIA ITALIANA

Già, solo "amministrazione fiduciaria", non sovranità...
Quand'è che l'"amministrazione fiduciaria" divenne "sovranità"?
Legalmente, credo proprio che non sia MAI avvenuto: siamo ancora solo in "amministrazione fiduciaria".
Di fatto... un po' alla volta, giorno per giorno. Quella volta la gente aveva ben altre gatte da pelare, ed alle nuove generazioni fu poi fatto credere il falso... e questa storia è andata avanti per quasi 60 anni.
&0 anni... troppi. E' ora di finirla. Di "fiduciario" questa amministrazione non ha più nulla, della nostra fiducia (e della nostra pazienza) hanno abusato oltre ogni limite.


venerdì 26 aprile 2013

D.P.R. 3 dicembre 1948, n. 1630

I burocrati italiani sanno leggere?
Con quello che prendono di stipendio, si dovrebbe presumere di si... e invece probabilmente così non è.

Secondo voi, c'è qualcosa di poco chiaro, o di ambiguo, in questa legge (tuttora vigente) della repubblica italiana (minuscolo deliberato e d'obbligo)?


DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 3 dicembre 1948, n. 1630
Approvazione dell'Accordo tra il Governo italiano ed il Comando Militare Britannico e degli Stati Uniti d'America relativo a Trieste, concluso a Roma il 9 marzo 1948. (GU n.47 del 26-2-1949 )
Accordo tra il  Governo  della  Repubblica  italiana  ed  il  Comando Militare Britannico e degli Stati Uniti con funzioni di Governo nella rispettiva zona dei Territorio Libero di Trieste (nel testo  indicato come "il Comando di Zona") per regolare alcune questioni  finanziarie sorgenti dalla esecuzione del Trattato di pace.

  Il Governo della Repubblica italiana ed il Comando di Zona desiderando dare  esecuzione  alle  clausole  del  Trattato  di  pace firmato a Parigi il 10  febbraio  1947  tra  le  Potenze  Alleate  ed Associate, da una parte, e l'Italia, dall'altra parte,
    - premesso che detto Trattato e' entrato in vigore il 15 settembre 1947: e
    - considerato che, ai sensi dell'art. 21, da tale data si è costituito il Territorio Libero di Trieste ed è entrato in vigore lo strumento relativo ai regime provvisorio, di cui all'allegato VII del medesimo Trattato: e
    - considerato che, ai sensi dell'art. 1 di tale allegato, fino all'assunzione dei poteri da parte  del  Governatore,  il  Territorio Libero  continuerà ad  essere amministrato dai  Comandi  Militari Alleati, entro le rispettive Zone di competenza;
    - vista la richiesta da parte del Comando di Zona relativa all'applicazione dell'art. 11 di detto allegato  in  base  al  quale, fino a quando non venga stabilito per il Territorio Libero un  regime monetario  separato,  l'Italia  fornirà   gli   strumenti   monetari necessari; 

ecc. ecc.

Quindi, per cortesia, cari miopi burocrati italiani, smettetela di balbettare scuse del tipo "il Territorio Libero di Trieste non è mai stato costituito", "lo statuto provvisorio non è mai entrato in vigore", e puttanate del genere. Ci fate solo brutta figura, perché (anche senza ricorrere ai trattati internazionali) a smentirvi è una legge del VOSTRO stato.

Però, si sa: non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, e non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere. E, aggiungo io: non c'è peggior imbecille di chi non vuol capire.

Per chi si volesse prendersi la briga di leggere tutta la legge:

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.del.presidente.della.repubblica:1948-12-03;1630!vig=

mercoledì 26 dicembre 2012

Risoluzione in Commissione 8-00193 presentata da ROBERTO ANTONIONE

fonte: http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=57189&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%27RISOLUZIONE+IN+COMMISSIONE%27


Atto Camera

Risoluzione in Commissione 8-00193
presentata da
ROBERTO ANTONIONE
mercoledì 18 luglio 2012 pubblicata nel bollettino n.685

La III Commissione (Affari esteri e comunitari), premesso che:
con l'allegato VIII del trattato di pace del 1947 venivano costituite nel porto di Trieste alcune aree all'interno delle quali era consentito il traffico ed eventualmente la trasformazione delle merci in regime di esenzione doganale;
va ribadita la necessità di mantenere queste aree per favorire le operatività in essere e possibilmente svilupparne delle nuove;
appare necessario modificare tali zone spostandole e o accorpandole all'interno delle strutture portuali e o retroportuali che consentano una loro ottimizzazione economica e commerciale;
secondo alcune interpretazioni giuridiche nessuno può modificare o spostare i cosiddetti «punti franchi» senza l'esplicito consenso di tutte le nazioni che hanno sottoscritto il Trattato di Pace del 1947;
tale interpretazione è, ad avviso dei firmatari del presente atto, totalmente errata anche alla luce di numerosi e ripetuti episodi che hanno visto il prefetto di Trieste e commissario di Governo disporre sospensioni e spostamenti di tali aree con un semplice decreto prefettizio;
l'interpretazione corretta è quella che vede attribuire la piena disponibilità di tali zone alla potestà governativa così come più volte affermato dal Ministro degli affari esteri e dai funzionari dell'ufficio del contenzioso diplomatico;
l'amministrazione comunale tramite il sindaco ha ripetutamente sollecitato una puntuale definizione della questione al fine di elaborare le opportune strategie di sviluppo della città e del suo porto;
vanno considerate le nuove esigenze operative legate anche a particolari vincoli architettonici insistenti su alcune importanti infrastrutture localizzate in particolare nel «punto franco» del porto vecchio di Trieste;
è indispensabile che a tale scopo siano gli enti locali ad assumere autonomamente le scelte più idonee d'intesa con le linee strategiche di sviluppo nazionale;
è essenziale per lo sviluppo economico della città di Trieste della regione Friuli Venezia Giulia e più in generale per il nostro Paese una ridefinizione di tali superfici,
impegna il Governo
a chiarire la corretta interpretazione dei trattati internazionali sulle questioni di cui in premessa.
(8-00193) «Antonione, Menia, Rosato».

mercoledì 19 dicembre 2012

Corte Costituzionale - sentenza n. 53/1964



1. - La Corte non ritiene necessario, ai fini del presente giudizio, esaminare e risolvere puntualmente le questioni di diritto internazionale che l'interpretazione dell'art. 21 del Trattato di pace ha fatto sorgere e segnatamente se, con l'entrata in vigore di questo, sia venuta a cessare la sovranità italiana sul Territorio libero di Trieste e, nell'ipotesi che codesta cessazione abbia avuto luogo, come la sovranità dello Stato sia stata ripristinata o come si sia verificata la "riannessione" della zona A di quel Territorio allo Stato italiano.
Ritiene, infatti, la Corte che o si accolga la tesi, che appare preferibile, secondo la quale la sovranità italiana sul Territorio triestino non é mai cessata, o si accolga l'altra secondo la quale essa sovranità é stata ripristinata in conseguenza del Memorandum d'intesa, immediatamente, o gradualmente, attraverso un idoneo comportamento dello Stato italiano, la questione della conformità alla Costituzione dei poteri conferiti al Commissario generale del Governo, così come ora é sottoposta all'esame della Corte, non subisce modificazione di termini. É da considerare infatti che il persistere della sovranità italiana sul Territorio di Trieste o la successiva sua restaurazione non escludono che, nella zona A di questo Territorio, in seguito a straordinari eventi e ad accordi internazionali, si sia potuto legittimamente instaurare un regime particolare di amministrazione e di Governo, quale quello che si riassume nella figura e nei poteri del Commissario generale.
2. - Occorre, a questo fine, fare riferimento al Memorandum d'intesa siglato a Londra il 5 ottobre 1954 tra i Governi d'Italia, del Regno Unito, degli Stati Uniti e della Jugoslavia, e ai presupposti che lo occasionarono: l'impossibilità di "tradurre in atto le clausole del Trattato di pace" e la volontà manifestata dalle Potenze occupanti di non assumere ulteriormente la responsabilità per l'amministrazione del Territorio di Trieste. In conseguenza di ciò fu concluso un "practical arrangement" o, come si esprime il testo italiano, furono adottate "misure pratiche", che si concretarono nel passaggio all'amministrazione italiana e a quella jugoslava, rispettivamente, della zona A e della zona B del Territorio triestino. Italia e Jugoslavia concordarono insieme, in uno "Statuto speciale" allegato al Memorandum, misure per assicurare, nelle zone che, in base alle disposizioni del Memorandum, passavano nella rispettiva sfera di amministrazione, "i diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali senza distinzione di razza, di sesso, di lingua e di religione". Si adottava pertanto una soluzione di carattere provvisorio e straordinario, conseguenza di uno stato di necessità, com'era del resto confermato anche dalla natura dell'atto diplomatico, col quale la si adottava, che é stato ritenuto anomalo ed eccezionale.
Il problema di fondo non veniva perciò né risoluto né pregiudicato. Per l'Italia questo problema significava l'ulteriore destino della zona B, di una parte, cioè, di territorio nazionale sulla quale l'Italia intendeva conservare e riaffermare i suoi diritti. Conforme a questa situazione e dettato dal proposito di salvaguardare queste esigenze giuridiche, storiche e politiche, fu il comportamento dello Stato italiano, che si espresse nel fatto che il Parlamento discusse intorno al Memorandum senza giungere ad adottare alcuna decisione, e nell'altro che i poteri esercitati mediante un Commissario generale del Governo nella zona passata all'amministrazione italiana si collegarono (o ne furono la continuazione) a quelli esercitati dai Comandi militari alleati prima dell'entrata in vigore del Trattato di pace e, nella medesima forma e misura, dopo l'entrata in vigore di questo, giusta l'art. 1 dello "Strumento per il regime provvisorio del Territorio libero di Trieste", allegato al Trattato stesso, il quale appunto stabilisce che "fino all'assunzione dei poteri da parte del governatore, il Territorio libero continuerà ad essere amministrato dai Comandi militari alleati, entro le rispettive zone di competenza". In questo quadro va considerata la particolare natura ed estensione dei poteri del Commissario generale di Governo e segnatamente di quelli legislativi: continuazione dei poteri esercitati già dai Comandi alleati. Né questo comportamento dello Stato italiano dettato dalla straordinaria situazione del Territorio triestino, non assimilabile, o quanto meno non identificabile a quella dei territori in via di annessione dopo la prima guerra mondiale, fu contraddetto da talune necessarie misure e interventi legislativi dello Stato italiano direttamente efficaci nel Territorio triestino, che restò nella sua peculiare configurazione, senza che ne risultasse compromessa la posizione politica internazionale dell'Italia in materia. Sono questi i motivi che rendono non sostenibile la tesi illustrata dalla difesa della Società Arrigoni secondo la quale non sarebbe stato necessario un regime speciale per l'amministrazione della zona, che, a ben guardare, si risolve in una critica della valutazione del momento storico e della tutela degli interessi nazionali compiuta dallo Stato italiano nel 1954.

mercoledì 12 dicembre 2012

risposta del Parlamento Europeo alla petizione 1396/2011

fonte: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=COMPARL&reference=PE-494.742&format=PDF&language=IT&secondRef=01


PARLAMENTO EUROPEO  2009 - 2014
Commissione per le petizioni
30.8.2012

COMUNICAZIONE AI MEMBRI 

Oggetto: Petizione 1396/2011, presentata da Roberto Giurastante, cittadino italiano, a  nome di Greenaction Transnational, concernente l'abilitazione della società Equitalia Nord Spa. a riscuotere le imposte a Trieste (Italia)

1. Sintesi della petizione
Il firmatario afferma che Equitalia, ente incaricato di riscuotere le imposte delle autorità italiane, non è abilitato a riscuotere le imposte a Trieste, poiché tale città gode di uno statuto indipendente, ai sensi dei trattati internazionali. L'interessato afferma che lo Stato italiano agisce in violazione dei valori dell'Unione europea iscritti nel Trattato. Chiede al Parlamento europeo di intervenire.

2. Ricevibilità
Dichiarata ricevibile il 23 aprile 2012. La Commissione è stata invitata a fornire informazioni (articolo 202, paragrafo 6, del regolamento).

3.  Risposta della Commissione, ricevuta il 30 agosto 2012
L'argomento sollevato dal firmatario della petizione riguarda la competenza dello Stato italiano e di conseguenza di Equitalia, l'ente incaricato di riscuotere le imposte delle autorità italiane, di riscuotere le imposte a Trieste (IT). Il firmatario contesta questa competenza in quanto, a suo parere, la città gode dello statuto di "Territorio libero di Trieste", conformemente al Trattato di pace sottoscritto dall'Italia nel 1947.  
La Commissione ritiene che la provincia di Trieste, come indicato dal firmatario della petizione, fa parte del territorio italiano e quindi, in quanto tale, territorio cui si applica la legislazione dell'Unione, conformemente agli articoli 52 del Trattato sull'Unione europea e del 355 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Il Memorandum di intesa del 1954 relativo in particolare a questa regione, sottolinea che non è stato possibile dar seguito alle disposizioni del trattato di pace del 1947 relative al "Libero territorio di Trieste". Di conseguenza, e conformemente a tale memorandum, l'Italia ha esteso la sua amministrazione civile a tale territorio. A  conoscenza della Commissione non è mai stata messa in questione la legittimità di questa situazione da parte di nessuno Stato, né di alcuna parte firmataria del Trattato di pace del 1947. È stato implicitamente confermato dal Trattato di Osimo del 1975.
Va tuttavia sottolineato che, in assenza di misure di armonizzazione a livello dell'Unione, gli Stati membri hanno facoltà di organizzare il proprio sistema di riscossione di importi loro dovuti purché rispettino le disposizioni generali dei trattati, in particolare non facciano discriminazioni per situazioni transfrontaliere.

Conclusione
Visto quanto precede la Commissione conclude che nel caso specifico non è rilevabile alcuna
violazione della legislazione dell'Unione.