giovedì 13 dicembre 2012

Documenti italiani sul Territorio Libero di Trieste - 3

Camera dei Deputati


Risoluzione n. 7-00886 Antonione: Sull’interpretazione dell’allegato VIII al Trattato di pace del 1947 relativo al porto di Trieste.
NUOVA FORMULAZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE



La III Commissione (Affari esteri e comunitari), premesso che:

con l’allegato VIII del trattato di pace del 1947 venivano costituite nel porto di Trieste alcune aree all’interno delle quali era consentito il traffico ed eventualmente la trasformazione delle merci in regime di esenzione doganale;

va ribadita la necessità di mantenere queste aree per favorire le operatività in essere e possibilmente svilupparne delle nuove;

appare necessario modificare tali zone spostandole e o accorpandole all’interno delle strutture portuali e o retroportuali che consentano una loro ottimizzazione economica e commerciale;

secondo alcune interpretazioni giuridiche nessuno può modificare o spostare i cosiddetti « punti franchi » senza l’esplicito consenso di tutte le nazioni che hanno sottoscritto il Trattato di Pace del 1947;

tale interpretazione è, ad avviso dei firmatari del presente atto, totalmente errata anche alla luce di numerosi e ripetuti episodi che hanno visto il prefetto di Trieste e commissario di Governo disporre sospensioni e spostamenti di tali aree con un semplice decreto prefettizio;

l’interpretazione corretta è quella che vede attribuire la piena disponibilità di tali zone alla potestà governativa così come più volte affermato dal Ministro degli affari esteri e dai funzionari dell’ufficio del contenzioso diplomatico;

l’amministrazione comunale tramite il sindaco ha ripetutamente sollecitato una puntuale definizione della questione al fine di elaborare le opportune strategie di sviluppo della città e del suo porto;

vanno considerate le nuove esigenze operative legate anche a particolari vincoli architettonici insistenti su alcune importanti infrastrutture localizzate in particolare nel « punto franco » del porto vecchio di Trieste;
è indispensabile che a tale scopo siano gli enti locali ad assumere autonomamente le scelte più idonee d’intesa con le linee strategiche di sviluppo nazionale;

è essenziale per lo sviluppo economico della città di Trieste della regione Friuli Venezia Giulia e più in generale per il nostro Paese una ridefinizione di tali superfici,

impegna il Governo a chiarire la corretta interpretazione dei trattati internazionali sulle questioni di cui
in premessa.

(8-00193) « Antonione, Menia, Rosato »

Documenti italiani sul Territorio Libero di Trieste - 2

Camera dei Deputati Risoluzione n. 8-00193 del 18 luglio 2012
Discussione


Mercoledì 18 luglio 2012. — Presidenza del presidente Stefano STEFANI. — Interviene il sottosegretario di Stato agli affari
esteri, Marta Dassù.
La seduta comincia alle 14.45.
7-00886 Antonione: Sull’interpretazione dell’allegato VIII al Trattato di pace del 1947 relativo al porto di
Trieste.
(Discussione e conclusione – Approvazione della risoluzione n. 8-00193).
La Commissione inizia la discussione della risoluzione in titolo.


Roberto ANTONIONE (Misto-LI-PLI) motiva la presentazione della risoluzione in titolo, sottoscritta dai deputati triestini e condivisa dalle istituzioni locali, sulla base dell’esigenza di superare la paralisi decisionale dovuta alle difformi interpretazioni circa la situazione giuridica dei punti franchi del porto di Trieste. Ricostruisce la relativa vicenda storico-giuridica, a partire dal Trattato di Pace del 1947, che prevedeva l’istituzione del Territorio libero di Trieste come area sottoposta alla sovranità internazionale, proseguendo con il Memorandum di Londra del 1954, a cui risale la formalizzazione delle zone A e B, fino ai Trattati di Osimo e di Roma, rispettivamente del 1975 e del 1984.
Nel richiamare come l’allargamento dell’Unione europea abbia ormai annullato i vecchi confini e mutato radicalmente il quadro di riferimento, sottolinea la necessità di fare chiarezza sul regime giuridico relativo ai porti franchi in vista di una loro ricollocazione più funzionale all’organizzazione portuale. Auspica che il Governo accolga la risoluzione da lui presentata per garantire certezza del diritto ad una preziosa risorsa dell’economia non solo locale ovvero nazionale, ma europea.




Il sottosegretario Marta DASSÙ, nell’esprimere il consenso del Governo sul testo della risoluzione in esame, ove il dispositivo sia riformulato arrestandosi alla parola « premessa », ricorda che l’articolo 34 dell’Allegato VI al Trattato di Pace di Parigi del 1947 prevedeva la creazione, nel Territorio Libero di Trieste, di un Porto Franco amministrato in conformità alle disposizioni contenute nello strumento internazionale costituente l’Allegato VIII al Trattato. Con il Memorandum di Londra del 1954, lo stato Italiano è subentrato nella titolarità delle funzioni e dei compiti sul Porto Franco al Territorio libero di Trieste. Infatti, a partire da
quella data, si è impegnato a mantenere ed amministrare il funzionamento del Porto in armonia con gli artt. da 1 a 20 del Trattato di Pace del 1947.
Con il Trattato di Osimo del 1975 è stata poi definitivamente sancita la spartizione dell’ex Territorio Libero di Trieste. Il Porto Franco è al di fuori della linea doganale ma entro i confini politici italiani. Si tratta di un’entità caratterizzata da un regime internazionale di franchigia e, tuttavia, assorbita nella sfera delle competenze generali dello Stato sovrano.
Posto quindi che sull’Italia grava l’obbligo internazionale di continuare a mantenere le facilitazioni doganali e normative in termini di libertà e eguaglianza che sono tipiche del regime consuetudinario dei porti franchi, osserva che, allo stesso tempo, l’obbligo non implica l’immodificabilità assoluta dei punti franchi. La facoltà
di estendere le zone franche è infatti palesemente prevista sia dall’articolo 3, comma 4 dell’Allegato VIII del Trattato di Pace, per cui: « Nel caso in cui sia necessario di allargare l’area del Porto Franco, ciò potrà farsi su proposta del Direttore del Porto franco con decisione del Consiglio del Governo e con l’approvazione
dell’Assemblea popolare », sia dall’articolo 16 del Decreto n. 29 del 1955 del Commissario Generale del Governo italiano per il territorio di Trieste per cui: « L’area del « Porto Franco » potrà essere estesa,
qualora ciò sia ritenuto necessario nell’interesse del traffico e dello sviluppo economico del porto ».


Sulla base di tali considerazioni, ritiene anzitutto corretta l’interpretazione che vede attribuire la piena disponibilità di tali zone alla potestà governativa. Quanto all’ipotesi di spostare o accorpare le aree
franche all’interno di strutture portuali o retro-portuali, fa presente che nessuna norma dell’allegato VIII del Trattato di Pace prevede espressamente tale facoltà e nessuno spunto, inoltre, offre la lettera del
Memorandum di Londra del 1954. Ciononostante, ritiene possibile proporre una duplice interpretazione del termine « allargare »: una, più stretta e letterale, che prevede esclusivamente la possibilità di
ampliare le aree già esistenti nei luoghi prestabiliti, e un’altra, più dinamica, che include la possibilità di spostare tali zone, garantendo, tuttavia, l’uso di tali strutture portuali in condizioni di parità per tutto il commercio internazionale, come è usuale negli altri porti liberi del mondo, nel rispetto dei limiti previsti e stabiliti dall’Allegato VIII del Trattato di Pace del 1947.
Dichiara che al Governo appare preferibile la seconda interpretazione – ovvero quella che include la possibilità di spostare le zone franche garantendo l’uso di tali strutture portuali in condizioni di parità
per tutto il commercio internazionale – poiché consente l’evoluzione delle strutture portuali senza pregiudicare le funzionalità del Porto, che mantiene sempre le caratteristiche di porto franco, e quindi
senza contrastare con lo spirito e la finalità del Trattato di pace e dei successivi strumenti internazionali e senza esporre il nostro Paese a fondate contestazioni da parte delle altre Parti contraenti del Trattato.

Infine, dal punto di vista del potere decisorio (normativo od amministrativo che sia) sul porto franco triestino, ricorda che il porto franco di Trieste non ha oggi uno status internazionale, essendo del tutto sottoposto alla sovranità italiana, la quale è però limitata dalla necessità, sancita dagli strumenti internazionali sopra richiamati, di garantire la libertà di utilizzo di alcune parti del porto e delle relative strutture portuali secondo la prassi dei porti franchi, così come si è espressa la giurisprudenza italiana che ha sempre riconosciuto i punti franchi triestini come ricompresi nel territorio italiano ma qualificandoli di extradoganalità. Ne consegue che la riduzione o l’eliminazione dei punti franchi potrebbe legittimamente avere luogo solo con il consenso degli altri Stati nei confronti dei quali l’obbligo è stato da ultimo assunto con il Memorandum del 1954 e con l’accordo di cooperazione economica bilaterale siglato nel 1975 con la Jugoslavia (cui è succeduta la Slovenia). Per contro, altre diverse disposizioni sui punti franchi tali da non alterare la funzione del porto franco di Trieste possono rientrare nelle competenze delle autorità centrali o locali italiane conformemente al diritto interno e nel rispetto di altre norme interne rilevanti, come ad esempio quelle in materia urbanistica, ovvero di protezione ambientale.



Roberto MENIA (FLpTP), manifestando vivo apprezzamento per la posizione assunta dal Governo, rievoca le origine storiche del porto franco triestino ed i suoi successivi sviluppi. Al riguardo, lamenta come una sorta di maledizione gravi sul destino portuale della città di Trieste.
Osserva, infatti, che l’area attualmente occupata dal porto franco risulta poco utilizzata, anche per il perdurare dell’incertezza sul quadro normativo di riferimento.
Alla luce delle dichiarazioni del Governo, auspica che si possa risolvere rapidamente la situazione di immobilità sinora delineatasi, individuando nuovi siti per l’attività del porto franco. Come elemento di conferma circa la scarsa plausibilità di interpretazioni eccessivamente rigide degli accordi vigenti, cita il fatto
che il Trattato di Osimo prevede il divieto di modifiche alle circoscrizioni amministrative, previsione ampiamente superata con la creazione di due nuove realtà statali, Slovenia e Croazia, e, successivamente, con l’ingresso della prima, e fra poco anche della seconda, nell’Unione europea.

Rinnovando il proprio apprezzamento per le affermazioni del Governo, sottolinea l’importanza che esse siano portate avanti con impegno in tutte le sedi necessarie.

Ettore ROSATO (PD) ringraziando il rappresentante del Governo, rileva che il porto franco rappresenta un indubbio valore per la città di Trieste e che non può invece trasformarsi in un vincolo.
Osserva che il trasferimento dall’attuale sede consentirebbe l’utilizzo per altre finalità di un’area di notevole valore, permettendo di sbloccare investimenti per quasi un miliardo di euro che rappresenterebbero un fondamentale fattore di sviluppo economico per tutto la regione nord orientale. Sottolinea in proposito l’importanza di uno sforzo collegiale da parte di tutte le amministrazioni interessate, a cominciare dal Ministero delle infrastrutture e trasporti e da quello dell’ambiente, per individuare rapidamente le soluzioni idonee.

Franco FRATTINI (PdL), intervenendo a sostegno della risoluzione in titolo ricorda che la questione del porto di Trieste fu oggetto di particolare studio da parte del Ministero degli affari esteri negli anni
in cui ne ha ricoperto la titolarità, nell’ottica di promuovere importanti investimenti stranieri che avrebbero potuto portare allo sviluppo di un traffico di circa 10 milioni di conteiners. Ricorda come proprio l’eventuale inamovibilità dei punti franchi abbia costituito una remora al progresso di tali progetti e plaude quindi alla posizione ribadita dal Governo oggi, sulla base degli studi a suo tempo compiuti, sollecitando il Governo stesso a riprendere le trattative già intercorse, anche al fine di non essere da meno rispetto alla concorrenza della Slovenia.


Stefano STEFANI, presidente, nel dichiarare il suo profondo affetto per la città di Trieste, condivide le considerazioni del collega Frattini, anche con riferimento alla concorrenza della Slovenia che è già stata
favorita dall’aumento della tassazione sul naviglio da diporto. Quanto all’importanza dei punti franchi, sottolinea quanto un paese come la Svizzera ne abbia storicamente tratto profitto.

Roberto ANTONIONE (Misto-LI-PLI), nel riformulare la risoluzione di cui è primo firmatario secondo la proposta del rappresentante del Governo, lo ringrazia per il contributo di chiarezza fornito nel suo puntuale e preciso intervento. Ringrazia anche l’ex Ministro Frattini per le considerazioni svolte in ordine allo sviluppo strategico del porto di Trieste, osservando come siano oggi importanti per la nostra economia gli investimenti stranieri ed augurandosi che non abbiano a ripetersi spiacevoli episodi che hanno in passato inciso negativamente sulle aspirazioni della città giuliana a candidature per grandi eventi internazionali largamente
dovuti proprio alle problematiche appena evidenziate.

Il sottosegretario Marta DASSÙ assicura che provvederà a sensibilizzare anche il Ministero per lo sviluppo economico circa le possibilità di attrarre nuovi investimenti stranieri sul porto di Trieste, secondo quanto prospettato dall’onorevole Frattini e ripreso dagli onorevoli Stefani e Antonione.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva quindi la nuova formulazione della risoluzione in titolo, che assume il n. 8-00193 (vedi allegato).
La seduta termina alle 15.15.



Documenti italiani sul Territorio Libero di Trieste - 1

Raccolgo in questo post un po' di riferimenti di quanto è stato detto e scritto (magari a vanvera...) sul Territorio Libero di Trieste nelle sedi istituzionali italiane.

Camera dei Deputati - XVI Legislatura
progetto di Legge per la Concessione di una promozione a titolo onorifico ai militari profughi per l'applicazione del trattato di pace del 1947 A.C. 4994


Le problematiche del confine orientale italiano: quadro storico.Le problematiche del confine orientale italiano traggono origine dalle conseguenze del secondo conflitto mondiale: in base al  Trattato di pace del 1947, il confine italiano veniva infatti retrocesso in direzione occidentale, in favore della Jugoslavia, che aveva subito l'aggressione nazifascista e figurava in quel momento tra i vincitori, grazie anche all'appoggio sovietico e al fortissimo movimento di resistenza guidato da Tito.
[...]
Peraltro l'art. 21 dello stesso Trattato prevedeva la costituzione del Territorio Libero di Trieste (TLT), a cavallo del confine tra i due Stati. Tuttavia tale entità territoriale non vide mai la luce, poiché le Parti non trovarono l'accordo sulla designazione del Governatore che avrebbe dovuto amministrare quella zona. Venne quindi preferita una soluzione di compromesso, con la suddivisione del Territorio in due zone: la zona A, comprendente Trieste ed il territorio italiano circostante, sotto l'amministrazione alleata e la zona B, comprendente i distretti di Capodistria ( Slovenia) e Buie (Croazia) in territorio jugoslavo, sotto la sovranità della Jugoslavia. Con il Memorandum d'intesa firmato a Londra il 5 ottobre 1954 si determinò infine il passaggio della zona A, sotto amministrazione alleata, all'amministrazione italiana. Tale demarcazione dei confini divenne poi definitiva con gli Accordi italo-jugoslavi di Osimo del 10 novembre 1975.

COMMENTO: interessante che qui si parla di zona A sotto AMMINISTRAZIONE (prima alleata e poi italiana), e di zona B sotto SOVRANITA' Jugoslava...
Quindi, non si fa minimamente cenno ad una eventuale sovranità italiana sulla zona A.





mercoledì 12 dicembre 2012

risposta del Parlamento Europeo alla petizione 1396/2011

fonte: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=COMPARL&reference=PE-494.742&format=PDF&language=IT&secondRef=01


PARLAMENTO EUROPEO  2009 - 2014
Commissione per le petizioni
30.8.2012

COMUNICAZIONE AI MEMBRI 

Oggetto: Petizione 1396/2011, presentata da Roberto Giurastante, cittadino italiano, a  nome di Greenaction Transnational, concernente l'abilitazione della società Equitalia Nord Spa. a riscuotere le imposte a Trieste (Italia)

1. Sintesi della petizione
Il firmatario afferma che Equitalia, ente incaricato di riscuotere le imposte delle autorità italiane, non è abilitato a riscuotere le imposte a Trieste, poiché tale città gode di uno statuto indipendente, ai sensi dei trattati internazionali. L'interessato afferma che lo Stato italiano agisce in violazione dei valori dell'Unione europea iscritti nel Trattato. Chiede al Parlamento europeo di intervenire.

2. Ricevibilità
Dichiarata ricevibile il 23 aprile 2012. La Commissione è stata invitata a fornire informazioni (articolo 202, paragrafo 6, del regolamento).

3.  Risposta della Commissione, ricevuta il 30 agosto 2012
L'argomento sollevato dal firmatario della petizione riguarda la competenza dello Stato italiano e di conseguenza di Equitalia, l'ente incaricato di riscuotere le imposte delle autorità italiane, di riscuotere le imposte a Trieste (IT). Il firmatario contesta questa competenza in quanto, a suo parere, la città gode dello statuto di "Territorio libero di Trieste", conformemente al Trattato di pace sottoscritto dall'Italia nel 1947.  
La Commissione ritiene che la provincia di Trieste, come indicato dal firmatario della petizione, fa parte del territorio italiano e quindi, in quanto tale, territorio cui si applica la legislazione dell'Unione, conformemente agli articoli 52 del Trattato sull'Unione europea e del 355 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Il Memorandum di intesa del 1954 relativo in particolare a questa regione, sottolinea che non è stato possibile dar seguito alle disposizioni del trattato di pace del 1947 relative al "Libero territorio di Trieste". Di conseguenza, e conformemente a tale memorandum, l'Italia ha esteso la sua amministrazione civile a tale territorio. A  conoscenza della Commissione non è mai stata messa in questione la legittimità di questa situazione da parte di nessuno Stato, né di alcuna parte firmataria del Trattato di pace del 1947. È stato implicitamente confermato dal Trattato di Osimo del 1975.
Va tuttavia sottolineato che, in assenza di misure di armonizzazione a livello dell'Unione, gli Stati membri hanno facoltà di organizzare il proprio sistema di riscossione di importi loro dovuti purché rispettino le disposizioni generali dei trattati, in particolare non facciano discriminazioni per situazioni transfrontaliere.

Conclusione
Visto quanto precede la Commissione conclude che nel caso specifico non è rilevabile alcuna
violazione della legislazione dell'Unione.

TLT - Movimento Trieste Libera SPOT HD

martedì 4 dicembre 2012

I nuovi collaborazionisti di oggi


Breve guida, non esaustiva, di chi sono e di come riconoscerli.

Un po come è successo con la Germania Nazista prima e durante la II° guerra mondiale, dalla fine degli anni settanta a Trieste assistiamo a tutta una serie di cittadini del TLT che per sfiducia, delusione, rabbia, o semplice rassegnazione si sono messi a "collaborare con l'invasore italico" e le sue istituzioni nazionali e locali.
Sicuramente ha influito la delusione cocente dell'approvazione del trattato di Osimo e la conseguente presa d'atto che il TLT non esisteva più, cosa che oggi si sa essere falsa e frutto solo di italica propaganda e di convenienza della NATO unita alla impossibilità, per quel tempo, di poter accedere ai documenti ufficiali ed internazionali che dicevano ben altro se solo si fossero letti. Se a questo uniamo le false promesse, mai mantenute, dei leaders locali(qualcuno ha detto Lista per Trieste ?) possiamo facilmente capire che molti, non tutti grazie a Dio, hanno collaborato più per ignoranza o inganno che per volontà stessa di farlo.

Comunque oggi che le cose si stanno finalmente sapendo, o meglio si sono già sapute, e i documenti, i trattati, e gli atti internazionali sono facilmente accessibili e consultabili da chiunque, non è più tollerabile il "collaborazionismo per ignoranza" o quello, a mio avviso ancora peggiore, per rassegnazione o inerzia d'azione o anche solo di volontà.

Chi sono, dunque, i "nuovi collaborazionisti di oggi nel TLT" ?


  • Sono quelli che pur potendo non si informano o peggio non vogliono nemmeno saperne di farlo.
  • Sono quelli che sanno come stanno le cose, ma non si impegnano minimamente a divulgarle a chi ne è ancora all'oscuro, o comunque irridono chi ne parla e degli argomenti di cui si dibatte.
  • Sono quelli che ricoprono una qualsiasi carica politica, locale o nazionale, e non si battono per la loro terra e per far si che la verità emerga a livello pubblico nazionale e internazionale.
  • Sono quelli che non scendono in piazza perché, tanto "cosa te vol che cambi dei su".
    E difatti le cose non cambiano proprio a causa loro.
  • Sono quelli che continuano a votare per i partiti italiani, qualsiasi partito senza distinzioni, a tutte le elezioni a cui sono chiamati a partecipare, e che pur non essendo cittadini italiani, in questo modo automaticamente legittimano l'Italia nel continuare ad occupare il TLT.
  • Sono quelli che non voteranno per i partiti, le liste, o i movimenti, che alle prossime elezioni locali (Provinciali, Municipali, Circoscrizionali) sosterranno la causa del TLT, ma continueranno a votare i partiti di Roma.
  • Sono quelli che, dopo 58 anni di menzogne, ancora oggi si illudono che Roma ami Trieste e pensano che prima o poi laggiù cambieranno idea su di noi e ci considereranno alla pari di tutti gli altri italiani.
  • Sono quelli che scambiano l'uovo, sempre più piccolo e maleodorante, dell'oggi per la gallina che i loro figli non potranno mai mangiare.
  • Sono quelli che si stanno vendendo il loro futuro e quello di chi verrà per continuare a elemosinare le briciole che Roma distribuisce con sempre minor puntualità e volontà.
  • Sono tutti coloro che per avere 1 oggi rinunciano al 1000 di domani.
  • Sono tutti quelli che tradiscono ogni giorno le Nazioni Unite per abbracciare la falsità di chi prima ci ha invaso, ci ha sfruttato, e poi da perdente si è permesso di prendersi ciò che non era suo approfittando della paura Rossa e della complicità degli amici alleati che hanno chiuso non uno ma bensì due occhi pur di evitare di doversi sporcare le mani con cose lontane e di far screzi agli amici rossi non allineati con l'Unione Sovietica. Condannando così una Nazione ad essere lo zerbino di un'altra.


Sono passati 67 anni dalla fine della II° Guerra Mondiale ma a Trieste si aspetta ancora invano che giustizia sia fatta e che anche questo angolo d'Europa, che tanto ha sofferto in questi ultimi decenni, sia finalmente liberato e possa finalmente cominciare a vivere in pace e fiero della sua storia di terra multiculturale che appartiene al mondo intero e non a chi con la forza l'ha voluto senza mai averlo veramente amato.

domenica 2 dicembre 2012

Vivere in un paradiso fiscale e non saperlo

Qualcuno dei miei concittadini si è mai accorto che Trieste è considerata un paradiso fiscale?
No? Lo sapevo... neppure io.
La metà abbondante del mio reddito se ne va in tasse, non pago un centesimo in meno di tasse rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano, eppure vivo in un "paradiso fiscale"...

In cosa consisteranno queste fantomatiche agevolazioni che rendono Trieste un "paradiso fiscale"?

I riferimenti in rete sono tanti, e Trieste viene accomunata nientemeno che a Campione d'Italia::

http://www.taxjustice.net/cms/upload/pdf/Identifying_Tax_Havens_Jul_07.pdf

http://books.google.it/books?id=qZnjSGRmYq0C&lpg=PA7&ots=xEh_y4z-09&dq=tax%20havens%20trieste&hl=it&pg=PA3#v=onepage&q=tax%20havens%20trieste&f=false

L'indizio più preciso ce lo dà questa pubblicazione:

IL COORDINAMENTO DELLA TASSAZIONE DEI REDDITI D’IMPRESA NELL’UNIONE EUROPEA, di Giovanni Rolle, Anna Ruocco e Piergiorgio Valente

 Un Gruppo di esperti (incaricato dal Consiglio Ecofin del 9 marzo 1998) sotto la presidenza del Ragioniere Generale del Tesoro britannico Dawn Primarolo ha preparato un Rapporto (esaminato dal Consiglio Ecofin del 28 febbraio 2000) nel quale sono elencate le misure fiscali vigenti in ciascun Stato membro considerate dannose nella prospettiva della concorrenza fiscale internazionale. Per l'Italia l'unica misura ritenuta dannosa è quella relativa alle agevolazioni concesse alle imprese che svolgono servizi finanziari e assicurativi nella zona off-shore di Trieste


Quindi, non solo vivo in un paradiso fiscale, ma addirittura in un "paradiso fiscale dannoso" (ne esistono di non dannosi?).
E le agevolazioni, guardacaso, riguardano le imprese che svolgono servizi finanziari ed assicurativi...